Nanà

Nanà
Al teatro delle Variétés l’entusiasmo è alle stelle. Tutto è pronto per la prima dello spettacolo La blonde Venus, in cui la misteriosa Nanà debutterà nei panni della dea bella e capricciosa sotto gli occhi avidi e curiosi di mezza Parigi. Ci saranno tutti, ha garantito Bordenave: l’integerrimo conte Muffat con suo suocero marchese de Chouard, il ricco banchiere prussiano Steiner pronto ad ammirare la sua amante Rose in scena, l’affascinante conte de Vandeuvres insieme all’ultimo  capriccio Blanche e certamente le migliori firme della stampa parigina, compreso l’incontentabile Fauchery. Ma nessuno di loro è realmente pronto a quel terremoto ormonale, agli scandali e alla lussuria che la bionda fanciulla dalle grazie opulente sta per scatenare…
Imparziale, impeccabile e spietato. Questo lo sguardo che il grande maestro del Naturalismo francese getta sulla società parigina di fine Ottocento. Desiderio, piacere e opulenza sfacciata abitano le quinte del teatro parigino così come le camere da letto dei palazzi nobiliari, ma soprattutto abitano l’anima di quel mondo che ruota intorno alla giovane attricetta che non sa cantare né recitare, eppure incanta il suo pubblico. Tutti esigono Nanà “(…) con quella capricciosità stupida e quella sensualità brutale che di tanto in tanto attraversano le folle”. Trascinata in una girandola di piacere cinico e sensuale che la circonda al contempo di lusso e lerciume, Nanà non può che portare alla rovina chi le è devoto e rovinare essa stessa. Decadenza morale e disfacimento fisico vanno di pari passo, e così quell’erotismo carnale che di sfumature non ne ha cinquanta ma infinite non può che avere un epilogo già scritto. È singolare quanto il caso letterario del 1880 riesca a intrigare ancora oggi i più avvezzi allo scandalo. Seguito de L’Assomoir - in cui Nanà (Anna Coupeau) muove i primi passi da quindicenne alla scoperta del suo ‘talento’ con gli uomini - Nanà rappresenta il trionfo della carne e l’apoteosi del piacere, altro capitolo avvincente sui vinti del ciclo dei Rougon-Macquart. Lo stile ineccepibile e le vivaci sinestesie sensoriali rendono la lettura imperdibile.

 

 

 
 
 
 
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