Napoli Ferrovia

Napoli Ferrovia
Caracas è un ex-naziskin arrivato dal Venezuela con il piroscafo quando aveva sedici anni: sua madre l’ha portato a Napoli, promettendogli una città bellissima dove la gente è ancora più accogliente di quella della terra d’origine. La realtà però ha insegnato a Caracas, che si fa chiamare così forse in memoria della sua città natale forse perché non trova nome migliore, che Napoli è una città crudele e piena di contraddizioni. Da anni vuole andare via, eppure non riesce ad abbandonare le strade sporche e desolate degli ultimi della terra, quelle strade dove i fatti di sangue accompagnano le notti e le prostitute devi conoscerle perché ti lascino in pace: segue le storie altrui e si immedesima, difende i derelitti e conosce ogni centimetro dei quartieri che le gente perbene fa di tutto per evitare. L’altro protagonista, l’io narrante, è un ottuagenario comunista ritornato a Napoli dopo circa cinquant’anni di quasi-assenza, che si lascia trasportare dalla voglia di Caracas di accompagnarlo proprio in quei quartieri, quella Napoli sordida e pericolosa che l’ha visto nascere e poi andare via. Tra lui e Caracas si sviluppa un rapporto di amicizia vero e contraddittorio, sullo sfondo della città amata e odiata, temuta e rifiutata, desiderata e ogni giorno più fuggita…
Il romanzo di Ermanno Rea è una dichiarazione di odio e amore. L’odio per ciò che Napoli è diventata, o forse è sempre stata, ma anche l’odio per se stesso incapace di ritornare ai luoghi della propria infanzia, della vita dei genitori ormai scomparsi, e l’amore per i ricordi per gli odori per la voce della gente, l’amore per Caracas che è simbolo di una purezza imprevedibile e inattesa in un ex-naziskin nel cuore della Napoli peggiore. Il racconto si snoda a balzi rapidi tra ricordi e riflessioni, descrizioni brutali e lapidarie affidate spesso alla voce di Caracas, una sorta di alter ego di diversa estrazione sociale e politica, un alter ego in fondo più coraggioso e anche più sereno. E’ un romanzo di addio, che non scende mai nel sentimentalismo facile ma riesce a commuovere tratteggiando una città distrutta dalla storia e dalla povertà, nella quale le razze si mescolano e si integrano brutalmente e con un accenno di poesia: è la Napoli vera, che forse mai conosceremo se non attraverso gli occhi di un comunista ottuagenario disilluso e di un Caracas capitato per caso, sceso da un piroscafo a sedici anni e mai ripartito.

 

 

 

 
 
 
 

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