Napoli mon amour

Napoli mon amour
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Lui di cognome fa Amoresano, vive a Napoli, tifa Napoli, adora Insigne (“…pensai fosse proprio un cazzo di eroe romantico. Uno di quelli che quando vincono perdono almeno un po’ e che quando perdono vincono qualcosa”). Sei anni per mare, a trent’anni vive ancora con i genitori, due lauree, nessun lavoro, pochissimi soldi. Trascorre giornate assolutamente inerti con l’amico Russo, giri in macchina, vodka tonic, birre, amaro. Vive una Napoli caliginosa, in perfetta adesione al suo umore. Fino a quando, uscendo da uno dei soliti bar, non incrocia una ragazza e il suo cappotto cammello. L’impulso irrefrenabile è quello di seguirla, conoscere il suo nome, sentire la sua voce. “Sei più bella del Napoli che vince 4 a1 a Bologna” le dice e da lì tutto prende vita. Nina ha qualche anno meno di lui studia filosofia e ha le idee molto chiare sul suo futuro. Si frequentano, si amano, vanno insieme a consegnare alcuni racconti di Amoresano a Raffaele La Capria, a Roma, dove si amano e si riamano. I racconti sono belli, gli dice l’anziano scrittore. I racconti, Nina, i soldi che via via diminuiscono, Nina che vuole partire per Barcellona col progetto Erasmus, lui che cerca ma non trova ancora un lavoro, la vita che dà e prende. E il mare. Il mare è come la vita, sono i bagni con nonna legati con una corda polso a polso, il nipote si tuffa e lei non vuole, poi ridono entrambi. Il mare che dà e prende. Nina che parte…

Il primo romanzo di Alessio Forgione, napoletano che vive a Londra, è come la mela di Newton: ti cade addosso e bam! capisci. Capisci cosa è la narrativa, come si scrive la narrativa, perché tutti devono leggere. Non è un libro che solleva, non è un libro che rincuora ma è onesto, feroce, tenero. Forgione strappa il velo sulla situazione di quei trentenni e over che qualche mentecatto ha definito “bamboccioni.” Giovani laureati, plurilaureati che non trovano uno straccio di lavoro. Che poi è un niente lasciarsi cadere nel pozzo della depressione, dello spleen. L’idea di mollare tutto definitivamente, di uccidersi è un pensiero costante. L’anafora dei litri di alcol e delle spese rende bene il passare del tempo che logora il conto in banca e le speranze. Persino l’amore entra in questo gioco in perdita. Nina è la speranza, l’azzardo della felicità, la soluzione del teorema irrisolvibile, ma alla fine si dimostra un salvagente che non soccorre. Napoli fiorisce con lei, Napoli umida e bassa senza di lei. Amoresano resta sbigottito di fronte alla sua insensibilità, perché, a parti invertite, lui mai sarebbe partito. Tutto si raffredda e scompare, le tenebre ritornano. Il mare diventa l’unica soluzione, il suo fondale la nuova casa. La cifra di Forgione è straordinaria. È scorrevole, scivola di pagina in pagina, si inciampa solo quando la bellezza insopportabile di alcune frasi blocca la deglutizione e il tempo. L’autore è minuzioso nelle descrizioni quando serve, passa da una situazione all’altra con estrema naturalezza, è un fluire profondo di contenuti e di emotività che coinvolge in modo subliminale. Ci sono libri che dovrebbero essere letti per legge. Questo è uno.



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