Narra un soldato

Narra un soldato
In un percorso onirico nebuloso, transfert tra l’autore e i suoi personaggi appena abbozzati e che si dissolvono, scorgiamo un circo itinerante. Siamo nei primi anni del Novecento. Vediamo una leggiadra ballerina, acrobata e cavallerizza, e uno scorcio di pubblico, mentre la ragazza legge brevi passi della prosa di Peter Altemberg, scrittore e poeta caro all’autore; Narra un soldato che in un momento particolare di un giorno di guerra, immerso tra le fronde dei boschi non lontani dal lago di Caldonazzo, il luogo in cui tenevano la posizione gli sembrò incantato, trasfigurato nei colori, nei suoni e negli odori e quando un aereo italiano sorvolò le loro postazioni, il soldato ebbe la visione delle ali che meravigliosamente fendevano l’aria. In un tempo dilatato, dentro una condizione estatica, l’uomo osservò la scena appagato, e continuò a farlo anche quando, colpito al fianco, il suo corpo fece una piroetta e un sorta di inchino; La guerra è sempre la guerra, ma i soldati che parteciparono al primo conflitto mondiale non si possono certo paragonare a quelli delle moderne guerre a cui, ormai, siamo abituati. Dunque ci apparirà strano ascoltare un soldato, che un tempo fu pittore, narrare la sua breve storia steso nell’erba alta, tra i due fronti, con il fuoco nemico e amico sopra la sua testa, appena oltre il suo braccio alzato che nessuno però scorge…
Nelle cinque brevi prose, finora inedite in Italia e qui racchiuse in un libricino stampato in sole duemila copie numerate, sta racchiusa l’essenza del percorso creativo di Robert Musil: una frammentarietà e un’incompiutezza che però non pregiudicano l’opera non chiusa. Cinque brevi racconti, o scampoli, o appunti, o passi onirici, dentro i quali l’idea e la sensazione di dissolvenza ritorna e permea i ragionamenti e i concetti espressi dall’autore de L’uomo senza qualità. C’è una frase che mi ha particolarmente colpito e che dice: “si deve premettere che l'uomo di cui si narra l'accaduto non è incline né alla chiesa né a una libera fede, ama piuttosto il dubbio e una coraggiosa incredulità che vede la vita come un pezzo di sole tra due cavità nere." È Il canto della morte, è l’uomo pittore e soldato che rimane steso a terra, ferito tra le due trincee. Musil permea la sua prosa del concetto di dissoluzione, estrapolandolo dall’esperienza bellica alla quale partecipò, per inserirlo nei meccanismi descrittivi e significativi di una narrazione estatica capace di trasfigurare e purificare sensazioni contrastanti, la cui comprensione non è facile e nemmeno immediata.

 

 

 

 
 
 
 
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