Natura morta

Natura morta
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Roma, piazza Vittorio. Un uomo consegna delle ginestre rosse a una signora che tiene “Cronaca Vera” dentro alla busta della spesa prima che lei scenda in metropolitana. Davanti alla scala mobile, un mendicante chiede l’elemosina dietro a un santino di Guido Reni, una coppia si saluta e si scambia gli auguri, un ragazzo di circa sedici anni siede accanto a sua sorella stringendo tra le braccia un cagnolino bianco. In piazza le mani guantate e ornate di anelli dorati di un macellaio aprono la testa di una pecora. Il figlio di una zingara che vende reggiseni colorati beve birra dalla bottiglia, mentre quello di un’altra le succhia il latte con gli occhi pieni di pus. Delle donne accorrono a guardare la biancheria, i macellai affilano i loro coltelli urlando di banco in banco il prezzo della carne. Quando il capo del banco del pesce se ne va con la “Gazzetta dello Sport” sotto il braccio, e i lavori sono finiti, un ragazzo con il viso pieno di lentiggini, le ciglia lunghissime e un crocifisso al collo, attraversa il mercato con la sua vespa, schiacciando la spazzatura per terra e sghignazzando. È Piccoletto, il figlio della donna che vende fichi in piazza San Pietro, un adolescente che lavora dal Principe - cioè Luigi, che è il capo del banco del pesce - e infine colui che, morendo, rappresenta il personaggio protagonista di Natura morta...
Questa opera di Josef Winkler, la prima e l’unica finora tradotta in italiano dello scrittore austriaco, è composta da una serie di scene, magnificamente descritte in ogni particolare, tutte autonome tra loro, e tutte ambientate in parte in piazza San Pietro ma soprattutto all’interno del mercato di piazza Vittorio a Roma, il più grande della capitale, più o meno nell’estate del 1992, quando ancora esisteva. Mantenendo la promessa del titolo, Natura Morta è senza trama ma di una ricchezza straordinaria sia per lo spirito di osservazione dell’autore, che riporta fatti e tratti romaneschi con la fredda precisione di un chirurgo o di un pittore fiammingo, sia perché la scrittura di Winkler imita le atmosfere che descrive, e leggerlo è un piacere. Manca dunque il critico io narrante che ha caratterizzato la Trilogia carinziana, cioè l’ultima edizione dei primi tre romanzi dell’autore (Das wilde Kärnten=Menschenkind, Der Ackermann aus Kärnten, Muttersprache del 1995), ambientati nei luoghi in cui è nato. Ritorna però in un’ottica differente la cultura cattolica con i propri oggetti sacri mescolati a oggetti di plastica alla moda, le litanie negli urli monotoni dei commercianti che vendono la merce, e addirittura il suo luogo più potente, piazza san Pietro, in cui Winkler colloca tra gli altri un cinquantenne che piagnucolando strilla “Mamma! Mamma!”, premendo sui genitali un bastone cui ha innestato la testa di plastica di un uomo nero. Natura morta ha vinto il premio Döblin nel 2001.

Leggi l'intervista a Josef Winkler

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