Nebbia in agosto

Nebbia in agosto

Ernst cammina piano accanto alla mamma e a suo padre. Le sue sorelline, ancora molto piccole, sono sul carretto. I campi sono tutti in fiore e Ernst si gode il sole sul viso, il tepore sul suo corpo. Sono stati giorni lunghi e difficili per la famiglia Lossa. Le due sorelline sono piccole e molto deboli e Ernst, che ha quattro anni ma si sente già un ometto, è convinto che nemmeno la sua mamma stia bene. La vede tossire e la sente stanca. Dovrebbero fermarsi nel prossimo paese. Tutti li chiamano “zingari” in maniera dispregiativa: loro sono “girovaghi”, si fermano poco nelle città, il tempo che suo padre riesca a sbrigare alcuni affari, recuperare dei soldi e proseguono per la loro strada. Ora sono diretti a Buchau, ai piedi delle alpi svizzere, dove li aspetta la nonna e dove ogni tanto, di ritorno dai suoi viaggi, torna anche il nonno. Hanno deciso che è più prudente avere una casa “fissa”: siamo nel 1933 e in Germania i “girovaghi” non sono visti di buon occhio. Anzi. Bisogna fermarsi e dichiararsi se non si vuole incorrere in fastidi con la polizia. Hitler ha già preso il potere e i nazisti considerano gli zingari alla stregua degli ebrei: esseri inferiori da sterminare. La famiglia Lossa prende una piccola abitazione in affitto. Il papà riparte alla ricerca di denaro mentre mamma e figli restano nel paese. La salute della mamma peggiora. Non hanno più soldi e nessuno riesce a badare a loro. Le autorità vengono avvisate. È l’inizio della fine. Ernst viene messo in un istituto, le sue sorelline in un altro, la mamma dovrebbe venire curata. Ernst non la rivedrà mai più. Suo padre, mesi dopo, gli dirà che la mamma non c’è più e che lui non può badare e nessuno di loro: l’istituto è l’unica salvezza. Ernst comincia un lunghissimo calvario: non tornerà mai più a casa…

Robert Domes, nato in Germania, scrittore e insegnante di giornalismo, per cinque anni della sua vita si è interessato della storia di Ernst Lossa. Nella postfazione del suo libro l’autore spiega come nell’estate del 2002 l’attuale direttore della clinica in cui Ernst è stato recluso si è imbattuto nella sua cartella clinica. Il medico ne è sconvolto. Capisce immediatamente cosa sia accaduto al bimbo. Entrato in un orfanotrofio nel 1933, considerato sempre come pericoloso, deviato, irrecuperabile, nel 1942 Ernst viene trasferito in un manicomio e su di lui viene applicata una delle più terribili delle leggi naziste: quella che prevede l’omicidio dei pazienti ritenuti “pericolosi” o troppo deboli. Inizialmente Domes non vuole approfondire la ricerca, considera la storia di Ernst troppo triste. Poi… poi continua a guardare quella foto sulla cartella clinica del bambino e capisce solo una cosa: a Ernst almeno si deve la ricostruzione della sua vita, l’unico e ultimo risarcimento possibile, l’unico modo per ricordaci di lui e di tutte le persone che hanno subito la sua stessa sorte. Nebbia in agosto è un romanzo sul crinale tra la biografia di Ernst e il romanzo storico. Scritto con uno stile semplice, chiaro, immediato, l’autore si rivolge ad un pubblico il più vasto possibile: desidera che la storia di Ernst sia finalmente di dominio pubblico. Ernst ci resterà sotto la pelle, la sua storia fa male come un pugno nello stomaco e ci riporta a quegli orrori commessi durante la Seconda guerra mondiale. L’unico modo che abbiamo noi di commemorare le persone che non ci sono più e che hanno subito sulla propria pelle quelle atrocità è continuare a ricordare, instancabilmente, incessantemente, in modo che ciò che è stato non si ripeta mai più.



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