Nel centro dell'oceano

Nel centro dell'oceano
Aleksandr Sokurov è unanimamente considerato il più importante regista russo vivente. E se per assurdo si potesse stilare una classifica che abbraccia l’intero globo terracqueo non credo che si piazzerebbe tanto lontano dalla vetta. A quasi sessant’anni decide di mettersi nuovamente in gioco realizzando il sogno inseguito per una vita, quello di trasformarsi in scrittore. Chi conosce le opere dell’autore di “Arca Russa” non si stupirà davanti all’insolita struttura del suo debutto letterario. Al racconto che ha dato i natali nel 2007 al film “Alexandra”, nel quale un’anziana signora attraversa gli orrori della guerra cecena per andare a trovare il nipote, seguono prima una serie di racconti sparsi, tanto brevi quanto personali, poi stralci dalle pagine dei suoi diari di viaggio e di lavorazione. Procedendo nella lettura ci si imbatte negli appunti del regista per delle “Lezioni di filosofia presso l’Università di San Pietroburgo”, poi ancora in diari di viaggio. Quasi fossero la conclusione di un percorso lungo ben più del volume in questione, gli ultimi capitoli sono dedicati ad un’(auto)analisi della sua posizione come regista e, come a fare un parallelo, azzardato e pretenzioso certo, ma nemmeno per una riga fuori posto, allo studio dell’approccio filmico di Sergei M. Eisenstein...
La casa editrice Bompiani tratta il debutto letterario di Aleksandr Sokurov con i guanti di pelle. Stupisce in positivo l’attenzione con cui la traduttrice Alena Shumakova, amica del regista e studiosa della sua opera, opera sul testo originale in tandem con Sokurov stesso, cercando di volta in volta non solo le accezioni migliori con cui rendere in italiano certe sfumature della lingua russa, ma specificando nelle note a fondo capitolo quanto di importante possa essere fuorviato da un lettore poco avvezzo alla cultura sovietica. Non meraviglia quindi che nella postfazione al volume la Shumakova preferisca sottolineare la scelta di non “operare delle distinzioni rigide tra le diverse parti del libro, dividendolo in segmenti”, ma di lasciare che il volume diventi un flusso unico, di seguire appunto il suo “sentiero di circolazione”. Una suddivisione algida in capitoli, così come una prefazione che provvasse di sintetizzare il carattere “continuo”, eterogeneo, e libero del volume di Sokurov, ne avrebbero limitato la forza allo stesso tempo spiazzante e caratterizzante. All’interno di un balletto lungo quasi trecento pagine, l’autore riesce ad imporre tutta la sua complessa, stratificata ed intellettuale personalità, mettendo in luce tutti gli aspetti del suo essere artista. L’estrema libertà, il rifiuto di qualunque compromesso (si veda per esempio l’esperimento quasi folle di “Arca Russa”) e un’ecletticità fuori dal comune traspaiono dal volume che lascia in un primo tempo il lettore alquanto frastornato per gli sbalzi tematici e formali tra un (non) capitolo e l’altro. E nell’attenzione a non stravolgere gli intenti di Sokurov è da ricercarsi l’impegno che Bompiani ha riservato nel curare l’edizione italiana (nonchè la prima al mondo) di Nel centro dell’oceano. In tanto girotondo è particolarmente felice di affidare la chiosa del volume, dopo la postfazione e addirittura dopo le note al testo, ad un Enrico Ghezzi (pardon, enrico ghezzi), come al solito ispiratissimo.

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