Nel chiosco di Pressel

Nel chiosco di Pressel
Giugno 1823, Tubinga. Il ventenne Eduard Mörike e l’amico Wilhem Waiblinger, due studenti dello Stift, la più importante istituzione evangelica della Germania, decidono di andare a trovare il cinquantenne Friedrich Hölderlin, uno dei più grandi poeti tedeschi, purtroppo infermo di mente e ospite di una famiglia di falegnami che se ne prende cura. Come sono soliti fare, i due giovani studenti di teologia lo raggiungono e, con il permesso della signorina Lotte che sarebbe andata a riprenderlo poco dopo, accompagnano il poeta in una passeggiata nei dintorni, fino ad un luogo caro a tutti e tre: il chiostro di Pressel, dove si diceva che Wieland avesse composto il poema Oberon. Attraverso la bellezza della natura circostante arrivano al chiostro, aprono la pesante porta - di cui hanno la chiave - e raggiungono lo scrittoio dove Waiblinger aveva tracciato l’enigmativa massima “Uno è tutto”. Parlano, fumano, rimangono in silenzio, leggono godendo della cercata e reciproca compagnia…
Un prezioso racconto i cui i giovani protagonisti sono colti nella loro baldanza adolescenziale, nel momento dei tormenti interiori che si tradurranno nel giro di pochi anni in quella feconda poesia a cui daranno vita. Intravediamo in nuce quelli che saranno i semi delle loro liriche e il confronto intellettuale e non solo che li vede duellare sotto gli occhi dell’inesistente senno di Hölderin, dà vita a pagine in cui si scopre la personalità complessa di Mörike, che nelle sue liriche sapientemente mescolerà sensualità e spiritualità e quella sanguigna dello scrittore e poeta Waiblinger, autore tra l’altro del romanzo Phaeton evidentemente ispirato dall’appassionata lettura dell’Hyperion hölderliniano. Una prova colta di scrittura che regala un affresco accurato e perfetto di un preciso momento storico culturale della Germania degli anni Venti del XIX secolo.

 

 

 

 
 
 
 
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