Nel cuore della notte

Nel cuore della notte
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È il loro viaggio di laurea. Hanno scelto un paese esotico, lontano e martoriato dal terrorismo, fatto che l’ha reso una destinazione quanto mai economica. Marco e Chiara sono in quella fase della vita in cui è affascinante lasciare gli agi di una vita borghese scegliendo “la scomodità etica della stuoia, lo sterrato come scuola di vita prima di tornare all’ovile”. Desiderosi come sono di fare esperienze “al limite” non esitano a comprare un paio di biglietti per una gita a un misterioso vulcano. Partono all’alba in un bus pericolante e colmo di persone, si ritrovano in un groviglio di strade, calura e confusione. Chiara sonnecchia, lui legge. C’è un altro ragazzo italiano che ha un’aria familiare. Marco è convinto di averlo visto da qualche parte, di conoscerlo anche se non riesce proprio a farsi venire in mente le circostanze. Sembra “uno di quei rocker stinti, senza più l’età giusta per avere l’aria scazzata e i jeans sdruciti, ma ancora speranzosi in qualche groupie e nell’abilità del parrucchiere a dissimulare l’uso della tinta color mogano”. Pare anche avere un po’ di alcol di troppo in corpo, considerate le zaffate fin troppo eloquenti. Finché a un certo punto, questo tizio enigmatico gli rivolge la parola. Un approccio casuale che si trasforma presto in un fiume di ricordi, una confessione lunga, che affonda nel passato e fa riaffiorare una storia complicata. Anni fa è stato innamorato di una ragazza speciale, Anna. Lei giornalista, lui insegnante, con il pallino della poesia. Lei con una carriera sempre più in crescita, lui che vive quasi alla sua ombra, ma senza soffrirne in modo particolare, almeno in quel primo periodo. Si mettono assieme sui banchi di scuola, si ritrovano giovani genitori, scombussolati ma ancora travolti dai sentimenti più profondi l’uno per l’altra. Anna nel suo lavoro si occupa di politica e si trova più volte a raccontare l’ascesa del partito del No, un movimento anticonformista e fuori dagli schemi tradizionali, manovrato da un personaggio misterioso, tale Vittorio Torchio. È però una tragedia a squassare le loro esistenze, una perdita drammatica che irrompe e distrugge…

“I knew these people, these two people, they were in love with each other”, così nel film Paris, Texas di Wim Wenders Travis, ovvero Harry Dean Stanton, comincia il suo monologo a Jane, ovvero Nastassja Kinski, dietro il video di un “peepshow”, un locale in cui le donne si esibiscono dietro specchi semiriflettenti, che impediscono loro di vedere i clienti. Comincia così, ricordandosi al buio ad ascoltare queste frasi, l’uomo che in questo romanzo, Nel cuore della notte, decide di raccontare a un giovane mai conosciuto prima la vicenda che più ha segnato la sua vita. L’autore Marco Rossari spiega bene nel suo sito personale come la pellicola di Wenders e questo particolare passaggio siano stati centrali nella genesi del suo romanzo. “Una decina d’anni fa ho provato a scrivere un racconto diverso rispetto alle cose che facevo di solito. C’era una voce che mi ronzava in testa da un po’, un tizio sdraiato in una notte d’estate che ascolta ossessivamente una sola canzone (che poi non è nemmeno una canzone). Ma ascolta quella voce, la voce di Harry Dean Stanton. E pensa e ricorda e pensa a un fatto terribile che gli è accaduto. Ma cosa? Ancora non lo sapevo”, scrive. Ci sono voluti dieci anni, insomma, diverse esperienze, viaggi ma alla fine il “cosa” lo scopriamo con angoscia e trepidazione scorrendo le pagine di questo suo esile ma intenso romanzo, intriso di passione, dolore e riferimenti all’attualità italiana. Rossari, già autore di romanzi, racconti e raccolte di poesie, collabora con diverse riviste e case editrici; ha tradotto autori del calibro di Charles Dickens, Mark Twain, Dave Eggers, John Niven e, di recente, Malcolm Lowry, con il suo celebre e complesso Sotto il vulcano. Il vulcano è, e forse non a caso, il punto di partenza anche di questo libro, o per meglio dire il punto di arrivo, la meta di un rocambolesco viaggio nato per sfidare paure e ritrosie. È durante questo viaggio che si sviluppa un “racconto nel racconto”, a partire dalle deliranti confessioni di un uomo senza nome al giovane io narrante. La trama passa da una prima persona a un’altra, dalla cronaca a un andirivieni nella memoria, preciso e meticoloso come una biografia. C’è tanto in queste 168 pagine: c’è la politica, e le tante analogie con il nostro presente, c’è la giovinezza, con i suoi progetti e le sue ambizioni, c’è la morte e l’angoscia della perdita. Ma soprattutto ci sono i sentimenti. Perché Nel cuore della notte è più di ogni altra cosa un romanzo d’amore, quell’amore che è “una teomachia”, per usare il termine latino con cui viene definito nel libro. Ci sono un uomo e una donna che si trovano, si perdono dopo una tragedia immensa, per poi trovarsi di nuovo e affrontare il complicato tentativo di far quadrare le proprie vite sempre e comunque, provando a non calpestarsi, a non farsi male. E se non riuscirà a separarli il dramma che li ha colpiti, a metterli alla prova sarà un moralismo che non sa perdonare e solo giudicare, lato oscuro di una politica nata per portare il cambiamento e che invece si rivela più gretta e meschina di quella che ha voluto annientare. Quella di Rossari è una scrittura intensa, che va a fondo nelle descrizioni e non risparmia nessun dettaglio, né tantomeno pugni nello stomaco, capace di raccontare l’amore scavando nei suoi meandri più pericolosi, tormentati e difficili. Perché “tutte le storie d’amore sono storie tristi. E ridicole, e tristi, e ridicole, e bellissime”.



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