Nel cuore della notte

Nel cuore della notte
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Mary e la gemella Rose, con la sorella Cordelia e la cugina Rosamund, si trovano nel soggiorno della loro casa di Lovegrove, sobborgo di Londra dove vivono con il fratello più piccolo Richard Quin, la mamma Clare Aubrey e la zia Costance. Si trovano in quello stato in cui stanno abbandonando lo status di bambine e non possono essere più felici di così: ne sono testimonianza i loro abiti e anche gli chignon da adulte che sfoggiano, dopo aver a lungo combattuto con spazzole e forcine. Rimirano le rispettive bellezze, mentre si godono il sole. Il papà da poco ha abbandonato la casa e la sua famiglia, conscio di non poter assicurare nulla di buono da quel giocatore incallito che è. Anche il padre di Rosamund, dedito a spendere le sue fortune in spiritismi e medium, ha costretto figlia e moglie a cercare rifugio in casa dei parenti. Queste esperienze vissute da vicino costringono le ragazze a considerare il matrimonio come la “discesa in una cripta dove, alla luce tremolante di torce fumanti, veniva celebrato un magnifico rito di natura sacrificale” e loro preferiscono brillare alla luce del sole e non concepiscono quali siano gli scopi per immolarsi così. E poi le gemelle sono pianiste professioniste, Rosamund dopo le vacanze estive andrà a lavorare come infermiera in un ospedale per bambini, il suo desiderio da sempre e anche Cordelia se la caverà di certo, magari nell’arte, in qualche galleria, visto che la prospettiva la alletta proprio! Mentre stanno valutando questo loro stato di grazia, il loro fratello entra in casa di corsa dal giardino e avvisa: i tulipani che hanno piantato nell’aiuola sono fioriti...

Sono passati degli anni dal primo libro in cui ci è stata presentata la famiglia Aubrey. Le ragazze sono cresciute, stanno prendendo le loro strade e anche il destino di mamma e papà è evoluto: la separazione fra i due è quasi un atto necessario, se si ricorda il brutto vizio del marito (il gioco), per il quale spesso Clare Aubrey si è trovata a dover far fronte ai debitori. I problemi (almeno quelli che si trascinavano dal primo libro) sembrano quindi allontanati e allora, in questa famiglia sempre più al femminile, c’è spazio e tempo per vivere, nel vero senso della parola, concedendosi visite, regali e trattorie. Il secondo capitolo della saga Aubrey è, se possibile, ancora più bello del primo. Sarà quella maggior leggerezza (tolto il peso dei debiti) per cui almeno si possono arricchire le proprie giornate di cultura e far entrare anche l’arte e la letteratura nella propria vita, sarà per quel modo di scrivere così raffinato della West (che l’ha resa una delle scrittrici inglesi migliori e più seguite del Novecento), ispirandosi alla storia della propria famiglia, uno scrivere ricco di descrizioni, colori, situazioni (perfino l’oro dei quadri di Gentile da Fabriano coinvolge ed è descritto minuziosamente con dovizia di particolari), sarà che, appunto, è il secondo capitolo della storia e quindi si riesce ad entrare subito nella trama, scegliendo e seguendo, in modo più serrato, i protagonisti preferiti nelle loro evoluzioni. Ma per la famiglia Aubrey i problemi non sono finiti, anzi. Già sul finale di questo secondo “capitolo” capitano eventi importanti. E cresce la voglia di sapere cosa succederà ancora nel terzo appuntamento con la famiglia inglese!



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