Nel grande show della democrazia

Nel grande show della democrazia
Marco dell’Elmo è l’ex ministro unico della Repubblica Italiana, il candidato che ha stravinto le prime elezioni con il televoto. Poi ne ha vinti altri 4 consecutivi. La sua carriera è stata bruscamente interrotta dall’imboscata che ha svelato la relazione con la sua guardia del corpo, Davide Sanna, che ora fa il buttafuori alla discoteca Silent di Torino. Dell’Elmo è stato sostituito da Valter Mandilan, quello che era il suo imitatore, il “sosia di quell’altro” lo chiamano tutti. Mandilan non può sopportare che l’originale di cui era stato la copia esista e decide di sbarazzarsene. Assolda Livio Ardenti, agente segreto, ex poliziotto della CSAP, la Campagna per lo Sradicamento dell’Adolescenza Prolungata, a suo tempo ideata da Marco Dell’Elmo. È un’idea dell’ex Ministro anche il Dipartimento Pace Sociale, che avrebbe sparpagliato per le strade centinaia di falsi disoccupati, per diffondere il monito funesto della povertà e dell’emarginazione. Per il settore Vagabondaggio e Alcolismo di questo dipartimento lavora Stefano Se, che, in viaggio per Torino, convince la sorella Primula a caricare Dell’Elmo, improvvisato autostoppista. Candido Neve per mestiere appare ai satanisti vestito da Professor Woland, e anche lui e la sua fidanzata Giada Osmi sono in viaggio per Torino. In questa città le loro vite si intrecceranno a quelle di tutti gli altri…
Nel grande show della democrazia è ambientato in un futuro imprecisato, “la terza (o la seconda o la quarta) Repubblica”. Che descrive tre città, Roma, Cuneo e Torino, trasformate da strade su tre livelli e lastre di vetro sul fiume, percorse da uomini in eliscoter che si chiamano con il video guanto. Storia spassosa e bizzarra che fa riflettere sugli eccessi dei nostri tempi, che rende realistico un futuro reso strampalato dai suoi personaggi grotteschi, ma che in realtà porta alle sue estreme conseguenze i vizi e le nevrosi di un oggi fatto da semplificazioni televisive, spettacolarizzazione della politica, videodipendenza, eterodirezione. Marco Basonetto è ironico, cinico, gioca con le parole. La sua scrittura si legge allo stesso ritmo degli eventi, che corrono veloci lungo le due sole giornate in cui si svolgono. Potremmo descrivere lo stile dell'autore con l'aggettivo “allegro”, prendendo a prestito quello in uso per indicare, in musica, un tempo rapido ed incisivo. E, per rimanere nella metafora musicale, alcuni “temi” tornano: l'autore ripete, a tratti, alcune definizioni o descrizioni, come il ritornello di filastrocca che rende ancora più coinvolgente il ritmo complessivo.

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