Nel museo di Reims

Nel museo di Reims
Barnaba, un giovane ex ufficiale della Marina Italiana ormai prossimo alla cecità per una grave malattia che non consente cura, decide di riempire quella poca luce che ancora resta nei suoi occhi con la contemplazione di prestigiose tele. Parte così alla volta di Reims per ricercare e rimirare all’interno del piccolo Museo di Belle Arti della città i capolavori di Delacroix, Corot, Géricault. Ma lui è lì soprattutto per il quadro di Marat assassiné di David al quale, per delle ragioni che non si sa spiegare, si sente spiritualmente molto legato. Lo accompagna in questo viaggio, attraverso forme e colori, Anna, la sua voce guida, che senza che Barnaba avesse mai proferito parola al riguardo, ha intuito il suo segreto...
Un brevissimo romanzo che si legge in un paio d’ore, le stesse che probabilmente sarebbero sufficienti per visitare la piccola pinacoteca dalla quale la storia prende il nome. Una analogia pregnante, perché la vicenda narrata non cattura per la trama, inesistente, ma coinvolge invece i sensi: la vista, l’udito, in qualche modo anche l’olfatto. Li risveglia a poco a poco l’immaginazione velata di Barnaba che scruta tra i suoi ricordi le luci, i colori del quadro; li percorre a tastoni come un bambino insicuro, le sogna quelle tele, le arricchisce di particolari, le annusa cercando ancora il profumo delle miscele stese dal pittore sulla tavolozza e che paiono ancora aleggiare nelle sale. Si velano, quelle tinte, dell’opacità di quegli occhi incapaci, perdono di lucentezza e si caricano di tutta la tenerezza e la fragilità di un uomo consapevole del suo limite, dell’impotenza ad agire, dello sforzo dell’accettazione di una nuova condizione. Si fondono quei colori nella voce di Anna, che li rende vivi agli occhi del suo compagno con delle similitudini naturali, assecondando i desideri, le aspettative dell’uomo, arrivando a mentire, a raccontare la sua verità (spesso lontana dal reale), a magnificare l’emozione di fronte a quell’agognato Marat. E allora quella voce si tesse dei pensieri di Barnaba, diventa il mezzo di comunione tra due anime elette che si incontrano ad un livello spirituale dove la fisicità, la carnalità, la materialità dell’essere si stempera a mano a mano che le discussioni, le impressioni, le sensazioni sulle tele si intrecciano, e diviene valore effimero. In une lento e profondo cammino Barnaba, insieme e grazie ad Anna, arriva ad una più profonda conoscenza di se stesso, scava nella sua coscienza fino a giungere nell’intimo, si pacifica con le grandi battaglie interiori ed i timori del passato, le incognite della malattia, l’inaspettato e l’insondabile diventano fantasmi che scompaiono alla luce di un giorno di cui Barnaba non vedrà mai più la potenza.

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