Nel nome del padre

Nel nome del padre
Luca è un uomo fortunato: una bella moglie, una figlia, Alice, che adora, un lavoro che gli permette di guadagnare molti soldi e una casa arredata con gusto. Certo, per lavoro viaggia tanto - forse troppo - e l’intimità con Sonia sua moglie è ai minimi storici, ma tutto sommato Luca è soddisfatto della sua vita, una vita quasi perfetta, invidiabile. Per questo la richiesta di divorzio di Sonia lo coglie completamente impreparato, provocando il crollo di tutte le sue certezze. Luca se ne va di casa, spera che Sonia cambi idea, ma soprattutto tenta di preservare la sua relazione con la figlia Alice. Ben presto però si renderà conto di quanto sia difficile essere un “genitore non affidatario”: come succede nella maggioranza dei casi, la bambina infatti viene affidata solo ed esclusivamente alla madre. Sonia intraprende una guerra personale contro l’ex marito, utilizzando Alice come strumento di ricatto: Luca non ha praticamente diritti nei confronti della bambina e brancola per mesi tra la disperazione più nera e lo sconforto, fino a una notte di Natale in cui tenta il suicidio. L’incontro con Gabriela, l’appoggio di un amico, ma soprattutto il desiderio di continuare ad essere, o meglio diventare, padre di Alice, lo aiutano a risalire in superficie e a lottare per i suoi diritti. Luca fonderà un’associazione di genitori non affidatari che aiuterà molti padri (e qualche madre) a far sentire la propria voce e a cambiare lo stato delle cose...
Nel nome del padre tratta una tematica tanto delicata quanto trascurata, che ha cominciato a guadagnare spazio nelle pagine dei giornali soprattutto dal 2006, quando una riforma del Codice civile ha introdotto l’affidamento congiunto dei figli come pratica abituale. Prima di questa fatidica data nel 99% dei casi i figli venivano affidati solo alla madre. E i padri in questo contesto dove sono? Che posizione hanno? Chi si è preso la briga di dar loro la parola? Luca è un padre, forse non il migliore dei padri, spesso troppo assente, che si rende conto che sta per essere estromesso completamente dalla vita di sua figlia, la persona che ama di più al mondo. E non ci sta. Forse non è troppo tardi per rimediare, per far sentire la sua voce di padre e lottare contro una legge profondamente ingiusta. Perchè non tutti i divorzi finiscono come nelle fiction televisive, la bella famiglia allargata e felice è molte volte un’utopia patinata distante anni luce dalla realtà. Ed è giusto e doveroso saperlo. Biondillo apre il vaso di Pandora e svela la storia di un padre e della sua disperazione che solo unendosi alla disperazione di molti altri padri si trasforma in coraggio. Personaggi troppo spesso sullo sfondo famigliare, questi padri, genitori in divenire ai quali molte volte non viene nemmeno data questa possibilità. Impossibile rimanere indifferenti:  grazie ad un'espediente narrativo che alterna eventi presenti, flashback e anticipazioni, il lettore entra nel vivo della storia e non riesce a staccarsene. A questo si aggiunge un poker di personaggi ben definiti, dal grande spessore psicologico, umanissimi e mai banali, coi quali non sarà difficile identificarsi. Nel nome del padre si divora in fretta, fa riflettere e commuovere. Un bel libro, senza dubbio.

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER