Nel nome del tuo sangue

Nel nome del tuo sangue
Jean-Pierre è un affermato uomo d’affari, padre di famiglia, sposato con una donna che ogni tanto tradisce ma della quale in fondo è succube. Sta tornando a casa dopo un giro d’aperitivi con gli amici, quando per disgrazia la sua macchina colpisce un ragazzino che era fermo sul bordo della strada con la sua bicicletta. Quando si accorge d’averlo ridotto male, Jean-Pierre segue l’istinto e fugge, perché non vuole rovinarsi la vita per un solo momento di disattenzione, non vuole avere problemi: così, lascia il bambino ad agonizzare da solo. Quando torna a casa, sua moglie Christine non sembra notare niente di strano in lui, ma col passare dei giorni alcuni indizi si fanno strada nella sua mente: le striature sulla carrozzeria, le piccole bugie con l’assicurazione le fanno capire la terribile verità che le sta nascondendo. Una consapevolezza che le regala un immenso potere sull’uomo con cui condivide il letto e per cui, da ormai molti anni, prova solo indifferenza e disprezzo. Nel frattempo, la famiglia Rodrigues è spezzata dal dolore per la perdita del piccolo Victor: il padre, Antonio, cerca di andare avanti, di stare vicino alla figlia che rimane loro ma il baratro in cui è precipitata sua moglie glielo impedisce. Lei vuole una cosa sola, la vendetta: suo marito deve trovare l’assassino e ucciderlo, solo questo potrà ridarle pace. E così, mentre la polizia va avanti con le indagini, Antonio percorre la sua personale ricerca della verità, che lo porterà a incrociare proprio Jean-Pierre, uno dei superiori della ditta per cui lavora come operaio. A insospettirlo sono certe occhiate insistenti, senza motivazione, e il colore della sua Renault: verde, come quella che ha falciato la vita del povero Victor…
Jacques Expert mischia le voci dei quattro protagonisti principali sin dalle prime pagine, portandoci nei loro mondi, che corrono paralleli ma incomunicabili. Ognuno nasconde la sua faccia più nera al mondo, ognuno di loro è convinto d’essere nel giusto, nessuno si spinge a domandarsi cosa sta pensando la persona che gli sta vicino o di cosa ha bisogno davvero. Non tanto per malvagità, né per pigrizia: la malattia da cui sono affetti i protagonisti di questo giallo è una specie di vuoto siderale che ottenebra loro i neuroni, al punto tale da trasformarli in macchiette senza spessore, incapaci di provare più di due sentimenti alla volta, incapaci di quella contraddizione interiore ch’è invece la cifra indelebile di ogni essere umano. Sono talmente meschini e irritanti da risultare persino noiosi e nemmeno il guizzo del finale riesce a riscattarne l’apatia. Persino l’effetto sorpresa, condensato così com’è, nelle ultime due pagine riesce a rimanere sullo stomaco.

 

 

 

 
 
 
 
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