Nel nome di mio padre

Nel nome di mio padre
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Anche se la bella stagione è finita da un pezzo i giovani di Sandhamn, un’isola al largo di Stoccolma, vanno in giro in bicicletta. E anche quella sera di novembre, nonostante la tempesta, Lina Rosén l’ha inforcata per tornare a casa: ma non ci è mai arrivata. Nonostante le ricerche a tappeto Lina sembra sparita nel nulla, la teoria più accreditata è che sia annegata e caduta in mare ma il caso resta aperto. Qualche mese più tardi, Nora Linde scopre che il marito la tradisce e sconvolta si rifugia sull’isola, dove possiede una casa ereditata dai nonni, un posto dove leccarsi le ferite e radunare le idee. Lo shock per la scoperta del tradimento è nulla rispetto a quello per la scoperta casuale che suo figlio dodicenne Adam fa giocando a nascondino nel bosco. Un braccio. Ciò che resta di una donna che probabilmente era Lina. Nora non esita un momento e chiama Thomas Andreasson, poliziotto che a suo tempo ha seguito le indagini e amico di famiglia. Le indagini ripartono dal braccio, che il DNA conferma appartenere alla ragazza scomparsa: e come naturale che avvenga, trovandosi su un’isola in cui si conoscono tutti, coinvolgono praticamente ogni abitante. Sarà proprio Nora, leggendo dei vecchi diari trovati nell’altra villa che ha ereditato e di cui non sa bene cosa fare, a fornire un indizio essenziale per la ricerca della soluzione…

Terzo caso per Thomas Asdreasson e Nora Linde: tutti i romanzi della saga sono ambientati a Sandhamm, l’isola dove Vivica Sten ‒ avvocato cinquantaseienne svedese – possiede una casa e di cui conosce perfettamente le dinamiche. La trama, non particolarmente articolata, è arricchita dai paragrafi relativi ad una storia parallela che si svolge negli stessi luoghi ai primi del ‘900 in cui si narra la vita di una famiglia del luogo. È ovvio sin da subito per il lettore che ci sia un legame con gli avvenimenti del plot “contemporaneo” (altrimenti non si vedrebbe il senso del flashback), ma la Sten è davvero brava a non far trapelare nessun indizio su quale sia la connessione. Una storia che riflette e fa riflettere sulle meschine rivincite che la gente si prende sugli altri, l’eterno e suppongo incolmabile gap fra i ricchi e quelli che tirano la carretta con fatica, la prevaricazione di chi ha o crede di avere qualche tipo di potere, una storia che tutto sommato racconta la quotidianità, la vita di tutti i giorni che ti mette davanti a dolori incomprensibili e inimmaginabili ma poi in qualche modo ti dà anche le forze e gli strumenti per superarli. Pubblicata in Italia prima da Rizzoli e ora da Marsilio nella collana GialloSvezia, la Sten è considerata fra i migliori nuovi rappresentanti del giallo nordico.



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