Nel primo cerchio

Nel primo cerchio

I sovietici stanno per terminare il progetto della bomba atomica: lo annuncia in una telefonata all’ambasciata americana l’ufficiale russo Innokentij. Ma qualcuno ha sentito e la chiamata si interrompe bruscamente. Siamo infatti in un carcere, un carcere speciale, la šaraška di Marfino, località alla periferia di Mosca, che ospita dei detenuti speciali: intellettuali, fisici, ingegneri, matematici… tutti ben nutriti, tutti adeguatamente vestiti ed impegnati in un lavoro appagante. Si sono macchiati della colpa di essere oppositori di Stalin e del partito comunista russo, però hanno dei talenti che sarebbe un peccato sprecare. Così il sistema ha pensato bene di tenerli tutti insieme e farli continuare a lavorare in quelle discipline in cui eccellono. Le giornate degli zek, questo nome che viene dato agli illustri prigionieri, trascorrono sempre in modo produttivo: Rubin, il filologo, ha il compito di fondare una nuova scienza; Neržin, teorico della manualità, vuole avere umili abitudini e un’umile vita; Sologdin dà vita a dialoghi interessanti sulla religione, sulla cultura, sulle scienze. Ma siamo anche vicini al Natale e quindi più inclini alle confessioni ed ai bilanci, e c’è chi pensa che forse è meglio rinunciare a certi privilegi se ti portano a rinnegare la tua libertà: è così che Neržin, ed altri che pensano di imitarlo, decide di smettere di collaborare, anche se ciò significherà essere espulso dalla šaraška ed inviato in un campo di concentramento più duro…

Pubblicato per la prima volta nel 1968, il romanzo di Aleksandr Solženicyn ha vissuto, come è accaduto per altri romanzi russi, un lungo travaglio editoriale, causato dalla censura praticata meticolosamente dai servizi russi per mantenere integra l’immagine del regime. Il titolo si ispira chiaramente alla Divina Commedia di Dante Alighieri: il carcere di Marfino è, infatti, solo uno dei cerchi, il primo, delle purghe staliniste. Fisicamente meno duro di un gulag, attacca l’equilibrio psicologico dei detenuti che sono consapevoli della loro situazione di privilegio, ma al contempo sanno che stanno collaborando alla sopravvivenza dello stesso regime che li ha reclusi. Per questo con Nel primo cerchio il romanziere russo completa, con un racconto che si sviluppa in sole tre giornate a ridosso dal Natale, la descrizione del sistema oppressivo istituito da Stalin e dal partito comunista russo denunciato in Arcipelago Gulag, libro inchiesta sui “campi rieducativi” a cui venivano destinati gli oppositori del sistema. Ma se il gulag colpisce il corpo, la šaraška di Morfino incide l’anima, tanto che l’intera storia si può racchiudere nell’espressione «Il lupo ha ragione, il cannibale no!», perché una cosa è l’istinto di sopravvivenza degli animali, un’altra la volontà umana di sopravvivere annientando un proprio simile. Come molti romanzi di Solženicyn, è questo un libro corale, che dà vita a più personaggi attraverso i quali la storia si allarga per toccare l’intera società. Il libro si arricchisce della postfazione di Anna Zafesova, che aiuta a comprendere la genesi ed il significato di questo importante romanzo, finalmente restituito alla sua interezza e completezza.

 


 

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