Nel segno della pecora

Nel segno della pecora
Sbornie, amori finiti e lavoro, lavoro, lavoro. Così scorre la vita di un trentenne giapponese, pubblicitario, alle prese con un matrimonio andato male e una routine piuttosto monotona. È una pecora l’elemento di svolta, una strana pecora con una macchia a stella sulla fronte che il nostro per sbaglio inserisce in una semplice newsletter. La foto non è opera sua ma di un collega, il Sorcio. Un animale apparentemente qualunque ma che si rivelerà avere un ruolo fondamentale nella vita di potenti uomini politici. Quali sono i fantomatici legami tra la pecora e il potente Maestro? Lo scoprirà il nostro giovane protagonista il un mirabolante viaggio attraverso il Giappone, tra Tokyo, Sapporo e la gelida regione dell’Hokkaido. Compagna di viaggio un’affascinante ragazza dalle bellissime orecchie, ultima fiamma del protagonista, anch’essa misteriosa e conturbante tanto quanto il rocambolesco itinerario che i due si apprestano a compiere...
Pubblicato nel 1992 da Longanesi (un’edizione pressoché introvabile oggi) con il titolo Sotto il segno della pecora è fortunatamente di nuovo in libreria questa vera e propria opera di culto per gli appassionati di Murakami Haruki - che in Italia sono molti, moltissimi. Nuova traduzione e titolo leggermente modificato per un romanzo difficilmente inquadrabile e ricco di sfaccettature complesse: un misto tra una detective story, un romanzo comico-picaresco e un romanzo di formazione. Con descrizioni talmente accattivanti e 'visive' da essere degne di una graphic novel di tutto rispetto. Il mistico paesaggio giapponese attraversato dal nostro protagonista e dalla sua affascinante accompagnatrice è cupo, misterioso e a tratti inquietante: uno scenario nella cui vastità i due sembrano quasi perdersi, in un viaggio-inchiesta che si tramuta presto in un viaggio dentro sé stessi. In nuce i temi tanto cari allo scrittore giapponese, praticamente onnipresenti nella sua produzione: l’amore per la musica, soprattutto per quella dei ruggenti anni ‘ 60 ( “Erano gli anni dei Doors, dei Rolling Stones, dei Byrds, dei Deep Purple, dei Moody Blues. C’era qualcosa di esaltante nell’aria, si aveva l’impressione che bastasse una spallata per far crollare tante cose”), il sentimento contrastante per un Giappone preda di logiche industriali e consumistiche, le atmosfere cupe e ovattate in cui si svolgono le scorribande dei protagonisti. Scenari che verranno ulteriormente ripresi: le città, gli alberghi, anzi l’albergo, il famoso Dolphin Hotel che tornerà in moltissimi lavori successivi. E poi, soprattutto, la capacità dell’autore di far irrompere, con straordinaria naturalezza, personaggi surreali dalle fattezze semibestiali nel normale volgersi degli eventi, come nei casi del Professor Pecora o lo stesso Sorcio, collega del protagonista: una pazzesca abilità a cui i lettori dello scrittore giapponese sono ormai ben avvezzi. Nel segno della pecora offre l’ennesima fetta di Giappone murakamiano che in molti sperano di rintracciare ma che sembra essere soltanto la dimensione fantastica e onirica partorita da uno degli scrittori più geniali degli ultimi tempi: un irripetibile viaggio all’interno di un sogno, tutto da leggere.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER