Nel silenzio parlami ancora

Nel silenzio parlami ancora

Sono trascorsi tanti anni dall’ultima volta che Rina è entrata in questo luogo: il carcere “Le Nuove” di Torino. Ha deciso che per andare avanti l’unica cosa da fare è affrontare il suo passato, dare una nuova forma ai suoi ricordi, guardare tutto con gli occhi della donna che è diventata. Rina è stata una staffetta partigiana. Non lo ha fatto perché mossa da idealismo: aveva solo diciassette anni e nessuna formazione politica. Lo ha fatto per amore. Giacomo è un partigiano, combatte sui monti, e lei non può che seguirlo, aiutarlo, facendo da staffetta. Non le importa di mettere a rischio se stessa, le importa solo di raggiungere Giacomo, di passare del tempo con lui, di tenerlo stretto tra le sue braccia nonostante infuri la guerra. A tradirla sarà sua madre: la donna disperata e indignata dal comportamento di sua figlia la consegnerà ai repubblichini convinta di “salvarla”. E sarà allora che comincerà il calvario di Rina. Sarà difficile per lei, sottoposta a tortura, non tradire i compagni, non tradire Giacomo (che potrebbe essere il padre del loro figlio). Alla fine farà i loro nomi. E sarà un peso, quello del tradimento, che si porterà per tutta la sua vita. Giacomo sarà catturato e ucciso. Gli altri seguiranno il loro destino. Rina resterà in carcere fino alla Liberazione. Ma nulla sarà più com’era per Rina, nulla potrà farle tornare il sorriso…

Nel silenzio parlami ancora è il terzo lavoro dei fratelli Caprio che hanno esordito qualche anno fa con Il segreto del gelso bianco, un intenso romanzo sull’emigrazione italiana di inizio Novecento verso gli Stati Uniti. Questa volta si misurano con un argomento altrettanto complesso e spinoso: la Resistenza. Lo fanno con una storia dalla trama gradevole, che non indugia mai in pause, che incalza il lettore tenendolo sempre con il fiato sospeso. La narrazione è strutturata a due voci: Rina e l’altro (che solo alla fine scopriremo chi sarà) in lunghi monologhi e flussi di coscienza. Rina ricorderà il suo passato, il suo amore per Giacomo, il dolore per la detenzione in carcere e le torture subite. Dovrà fare pace con quelli che ritiene essere stati i suoi errori: primo fra tutti aver tradito, dicendo ai fascisti i loro nomi, i suoi compagni della Brigata Garibaldi. Perdonerà sua madre, riuscendo a comprendere che il suo gesto è stato solo un disperato e scomposto gesto d’amore. La donna avrebbe voluto proteggerla, invece l’ha consegnata ai suoi carnefici. Antonella e Franco Caprio non mitizzano i partigiani, anzi. Cercano di strutturare un romanzo che ci indichi pregi e difetti del movimento della Resistenza. Ma non siamo davanti ad un romanzo storico. Siamo davanti alla storia di una donna travolta dagli eventi, giovane e inesperta, che si è trovata al centro di avvenimenti molto più grandi e complessi che non riusciva a decodificare. Solo tanti anni dopo saprà fare pace con il suo passato e sceglierà di non chiamarsi più con il suo nome di battesimo ma con quello che gli è stato dato in Brigata: finalmente può andare avanti con la sua vita portando con sé tutti i ricordi.



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