Nella casa dei sussurri

Nella casa dei sussurri
Maddalena è una bambina dai lunghi capelli rossi raccolti in due trecce, ha gli occhi color della giada, le lentiggini sul naso. È una bimba particolare, trascorre tutto il tempo a giocare e con i suoi amici animali: gatti, galline, ma soprattutto con il suo asinello, l’inseparabile Ninneddu. A lui racconta ogni cosa, a lui affida i suoi pensieri i sogni, tutto. Questo atteggiamento preoccupa i suoi genitori, il buon Sebastiano ("un uomo mite, taciturno, laborioso, ordinato e parsimonioso, moderato nel mangiare") e la dolce Gina, dalle mani d’oro. Entrambi lavorano molto cercando di portare a casa da mangiare, lui sta fuori tutto il giorno, lei ricama senza sosta. Maddalena è una benedizione dopo i lutti che si sono abbattuti sulla loro famiglia e questo suo essere così ‘strana’ non fa che impensierire quei due genitori semplici. Sebastiano e Gina decidono allora di consigliarsi con la piccola comunità di religiosi che vive poco distante e, in breve tempo, Maddalena diventa la prediletta di questi frati che le insegnano a leggere scrivere e fare di conto. A Ninneddu viene trovata una compagna, così la bambina non è più la sua unica amica, ma se in principio questa presenza viene vissuta con un po’ di gelosia, subito dopo diventa per la bimba un’ulteriore figura affettiva importante tanto più che, di li a qualche mese, dovrebbe dare alla luce un cucciolo. Purtroppo le cose non vanno come dovrebbero e Maddalena deve iniziare a fare i conti con la separazione, il destino, la vita: in una parola, deve crescere...
Nella casa dei sussurri è un libro che sembra arrivare in libreria direttamente dal secolo scorso, e che a buon diritto può stare accanto ai classici della letteratura verista: si trovano infatti tra queste pagine paesaggi, usi e costumi di un mondo rurale che non c’è più, fotografie sbiadite di personaggi rimasti incastrati nella memoria. È come se l’autrice invitasse il lettore a sedersi davanti ad un camino acceso e solo a lui affidasse la memoria di fatti avvenuti in un tempo distante dove reale ed immaginario si mescolano, dove la storia individuale si intreccia alla storia collettiva dove tutto sembra lontano eppure così a portata di ricordo. Si avverte l’amore della scrittrice per la propria terra e anche se Cinzia Pia Melis non nomina mai il paese dove si svolgono le vicende si ha l’impressione di esserci stati, tanta è la forza delle parole che utilizza nel descrivere questi paesaggi campestri, dai colori e gli odori decisi. Un libro per chi ama le storie di altri tempi, le immagini sbiadite, i valori semplici, le saghe familiari.

 

 

 

 
 
 
 
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