Nella mente dell’ipnotista

Nella mente dell’ipnotista
Prima le osserva, le spia attraverso le tende della finestra. Le filma mentre si tolgono i vestiti, quando hanno ancora i capelli bagnati dopo la doccia, mentre mangiano il gelato dalla vaschetta. Loro all’improvviso si sentono osservate, avvertono l’inquietudine cominciare ad insinuarsi tra le ombre. Si guardano intorno. D’un tratto si accorgono della figura che sbuca dal buio, della lama che luccica, poi sentono i colpi al petto, poi al collo, poi sul viso. Poi il dolore che arriva violento. Poi più nulla. È stato così per Maria, poi per Sandra, poi ancora per Susanna… Alla polizia di Stoccolma arriva puntualmente il video, che si interrompe bruscamente quando ancora le vittime si aggirano tra le loro cose, mentre guardano le ombre alla finestra, prima di tutto quell’orrore. Quello che l’ispettore Margot Silverman, trascinandosi dietro il pancione ormai enorme, è costretta a guardare in un lago di sangue sulle scene dei delitti. Poi forse una traccia. Ma per seguirla c’è bisogno di Erik Maria Bark, l’ipnotista più famoso del Paese, perché lui ha un dono, “lui riesce a far parlare le persone”. E poi c’è Joona Linna, sofferente e piegato nel corpo e nello spirito, tornato dal regno dei morti in cui tutti lo credevano. Forse, con il loro aiuto, ci può essere una speranza di fermare il serial Killer che arriva dal buio…
La coppia dei coniugi Ahndoril, premiata ditta del thriller d’autore, ormai famosa con lo pseudonimo di Lars Kepler, non si smentisce nemmeno questa volta. Ci regala infatti nuovamente una storia dal ritmo serrato, dalla trama inquietante e mai scontata, e dallo stile teso e scorrevole. Si ritrovano personaggi a cui i lettori si erano affezionati fin dall’esordio degli autori con L’ipnotista (di cui questo romanzo può essere considerato il sequel), provati da vicende personali e non che li hanno resi ancora più cari ai loro fan. Come nei romanzi precedenti, il lettore viene trascinato nel torbido melmoso della mente del killer e non solo, perché tutti i personaggi, anche quelli positivi al limite dell’eroico (secondo qualcuno un po’ troppo per essere del tutto credibili), sono alle prese con i loro fantasmi, spesso emersi dritti dritti dal passato e risvegliati dalle circostanze. Queste ombre rischiano di prendere il sopravvento nei momenti in cui la tensione della storia spinge al loro limite anche i protagonisti “più puri”. D’altra parte, come hanno affermato in una intervista gli Ahndoril, “ per essere interessanti le persone non devono essere troppo perfette, anche perché non esistono le persone perfette”. Tensione alle stelle e ritmo forsennato, quindi, che trascinano il lettore per tutte le 600 pagine del romanzo, senza concedergli tregua fino all’adrenalinico finale. Unica controindicazione: non lo leggete a notte fonda prima di dormire. Non è una buona idea.

 

 

 

 
 
 
 

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