Nella notte fugge il giorno

Nella notte fugge il giorno

Gli anni di crescita e formazione di un ragazzino sensibile e inquieto, tormentato da pensieri disperanti, come quello di essere figlio adottivo e non naturale dei propri genitori e, di conseguenza, di poter essere considerato irrimediabilmente diverso dai compagni di scuola e per questo deriso. Accanto a una madre molto dedita alla famiglia, molto presente nella vita dei figli e soprattutto, al limite dell’indiscrezione, in quella dell’unico figlio maschio, il protagonista cresce combattuto tra l’amore incondizionato per lei e il fastidio malcelato nei confronti del padre, uomo apparentemente forte, fiero del suo lavoro alle Poste ma, in fondo, insoddisfatto e fragile. Tormentato dall’ansia e dalla colite, l’uomo non e’ vissuto per nulla come modello dal figlio ragazzino. A dodici anni, confessa il protagonista, “il calcio è tutta la mia vita. Conosco alla perfezione ogni minimo movimento, ogni gesto di esultanza, ogni possibile metodo per incitare la folla”. Il tempo passa, il ragazzo cresce e guarda fuori di casa, oltre le relazioni familiari. Sperimenta il nascere dei primi amori, scopre di poter avere successo con le ragazze, intreccia relazioni e si prepara a diventare uomo…

Scrittore, sceneggiatore e giornalista free lance, Soldatelli comincia collaborando alle scenografie nelle fiction Provaci ancora prof, Il signore della truffa, La befana. È co-sceneggiatore nel film Mothers e in altri lavori cinematografici. Collabora a periodici diversi e lavora come articolista presso “Cineblog”, rivista di cinema online. Nella notte fugge il giorno è il suo primo romanzo. L’opera può ben essere considerata un romanzo di formazione, in quanto presenta l’evoluzione del protagonista dall’infanzia verso la maturazione e l’età adulta, inserendo la sua crescita nella genesi, familiare e ambientale, della sua personalità. Il punto di arrivo della storia è l’integrazione sociale del protagonista, mentre nel progredire della narrazione ne vengono raccontate emozioni, sentimenti, progetti, sogni, non trascurando la loro genesi interiore. Detto questo, non si può omettere che il libro presenta molti refusi e rivela poca cura dello stile e perfino, talvolta, della grammatica. Evidentemente il lavoro di editing è stato carente o forse addirittura assente. Due piccoli esempi per tutti: “Perché l’ho costretta a mollarmi un ceffone contro la sua volontà, sebbene odi (ma ci vorrebbe “odiasse”) alzare le mani...” (pag. 26); “Miriam Ascenzi! ... possibile che esistevano (ma ci vorrebbe “esistessero”) esseri così celestiali?” (pag. 77). Peccato.



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