Nelle isole estreme

Nelle isole estreme
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Nelle Orcadi – arcipelago di isole tra il mare del Nord e l’Atlantico – anche nei giorni più limpidi soffia un vento freddo. Lì, in quelle isole, in un giorno di maggio Amy è nata. E proprio quel giorno il padre, allora ventottenne, urlante e fuori di sé, fu immobilizzato e sedato. Quella nascita fu per quel padre fragile un evento emotivamente forte tale da scatenare una crisi maniacale. Le isole sono per Amy i luoghi dell’infanzia e della sua adolescenza, trascorsa in una fattoria a contatto con la natura e con gli animali. A diciotto anni, nasce in lei la voglia incontenibile di andare via perché la vita nella fattoria sembra “dura, sporca e malpagata”. Quando lei, invece, vuole “comodità, glamour” e sa esattamente dove vuole trovarsi: “al centro del mondo”. Dopo dieci anni di lontananza, torna in quei luoghi: i genitori si sono separati, suo padre vive in una roulotte, porta la sua solita tuta da lavoro, il solito coltellino in tasca e porta il maglione fatto ai ferri dalla moglie tutto rattoppato sui gomiti…

Nelle isole estreme segna l’esordio in letteratura, peraltro ben riuscito, di Amy Liptrot, esordio che le è valso anche il Wainwright Prize 2016. Un romanzo sincero, trasparente, nel quale l’autrice narra senza veli la sua esperienza di alcolismo, la sua caduta verso il basso, definendosi un relitto, e il lento, ma tenace percorso di risalita e di rinascita. Relitti che si salvano non solo in virtù di una forza di volontà immane, ma anche grazie a un ritorno: il ritorno nelle Orcadi, un immenso contenitore di ricordi, di poetici cieli, di leggende, di paesaggi, di fauna marina che le regaleranno la salvezza. Sono delicate e evocative le pagine dedicate alla descrizione dei cieli delle Orcadi, arcipelaghi fatti di vento perché “crescere nel vento rende forti, inclini e abili a cercare riparo”. Isola, quindi, come spazio infinito, ma anche come prigione, poiché, a un certo punto, i suoi confini paiono troppo stretti, e nasce la voglia di spazi più ampi, di libertà, ma poi, una volta varcati quei confini, rinasce la voglia di ritornarci, perché l’Isola, come madre amorevole, è sempre lì, ad aspettare, ad accogliere nelle sua calde braccia chi ci è nato.

 

 

 

 
 
 
 

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