Nelle mani di un dio qualunque

Nelle mani di un dio qualunque
Angelino aveva solo sette anni allora,  ma quella vacanza in Grecia se la ricorda ancora bene.  La spider, il mangianastri, la musica anni sessanta, l'acropoli.  E poi le sculture nel tempio di Zeus: tutti quei centauri ubriachi assetati di sesso e di sangue, mentre il dio Apollo volge lo sguardo altrove,  indifferente alla sofferenza degli uomini. Guardando quella scena ad Angelino viene in mente il prete che parla del dolore e del libero arbitrio. Tutto nasce dal peccato originale, la nostra condizione è causata della scelta di Adamo. Per colpa sua invece di starcene tranquilli nel paradiso terrestre siamo costretti quotidianamente a scegliere tra il bene e il male.  E i dinosauri?  Loro hanno avuto possibilità di scegliere? E cosa c'entrano con Adamo?  Loro non c'entrano con niente, sono venuti prima della mela, sono bestie. Anche le formiche sono bestie.  Angelino ne vede una che sta cadendo nella trappola di un ragno. Probabilmente è vero, non c'entra nulla con Adamo. Eppure ascoltando bene si possono sentire le sue urla di dolore. Lui potrebbe intervenire, con le mani,  con un filo d'erba.  Mettere in salvo la formica ed interromperne le sofferenze. Ma decide di non farlo: proprio in quel momento Angelino vede dio per la prima volta, e capisce che non è amore. Angelino si ricorda bene anche suo zio Renato,  era lui che lo aveva portato in Grecia insieme all'amante, Piera. Una donna bellissima: la fotocopia di una statua greca che suo zio, archeologo,  adorava.  Forse Angelino non l'ha mai ascoltata, ma la vita di Piera è una bella storia da raccontare. Molto tempo prima di incontrare Renato si chiamava Samira e viveva in un bordello itinerante...
Dodici racconti intrecciati tra loro in un percorso circolare che parte dalle riflessioni del piccolo Angelino, passa dalla storia di Piera/Samira, la lettera di un  SS pentito, i ricordi di una nonna, l'intervista ad un prete ambizioso, il diario di un'adolescente problematica, le confessioni di un tossico rivoluzionario, la latitanza di un poliziotto onesto,la storia d'amore di un marinaio, i punti di vista di una dottoressa in missione umanitaria, per ritornare e concludersi alle riflessioni di Angelino ormai adulto. Dalla seconda guerra mondiale ai nostri giorni, dodici personaggi complessi e pieni di fantasmi, occupati a cercare un senso alla propria esistenza. Ad accompagnarli in questa ricerca però niente psicologi. Secondo Cristoforo Gorno - laureato in Storia delle religioni del mondo antico e autore televisivo di programmi di divulgazione scientifica - meglio i miti greci, che invece di occuparsi dei sogni sono comodi per interpretare la realtà. Le dodici principali divinità greca fanno quindi da madrine a ciascuno dei dodici personaggi cercando di spiegarne meglio la natura ed arricchendo il romanzo di altre storie, senza però intervenire mai - o quasi - per modificarne il destino. Curioso riflettere sul significato del numero dodici. Pare che per gli antichi simboleggiasse le prove mistiche e fisiche delle iniziazioni. In particolare quelle atte ad elevare l'iniziato da uno stato inferiore ad uno stato superiore dello spirito. Che l'autore - al suo primo romanzo - lo abbia scelto pensando al suo passaggio dalla tv alla letteratura? Beh, se così fosse possiamo considerare il rito iniziatico concluso con successo.

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