Nelle stanze della soffitta

Nelle stanze della soffitta

Due anguste stanze al settimo piano sono tutto il suo mondo. Se n’è andata dall’Iran a Parigi a studiare medicina come voleva il padre, però al corpo umano ha preferito dedicarsi alla letteratura. Attorno le pullula un universo variopinto: il padrone di casa Juan, vecchio e avaro ma dal cuore tenero, il coinquilino Naim, un afgano che si mantiene scrivendo tesi per studenti universitari, la petulante indiana Puja, il rude e a suo modo affettuoso Tony privo di gambe perse in Vietnam, una rumorosissima famiglia africana. Convivere con questa umanità è l’impresa di ogni giorno. A pelle non sopporta le loro abitudini, i comportamenti, il chiacchiericcio, persino i silenzi. Nonostante sia continuamente irritata dai propri vicini, se c’è bisogno d’aiuto - può essere una difficile gravidanza o dividere la sua minuscola abitazione con uno sconosciuto - non si tira mai indietro. E poi deve sbarcare il lunario per mantenersi all’università e pagare l’affitto. Ha così accettato, non senza imbarazzi e qualche ribrezzo, il lavoro di lavamorti in un obitorio musulmano. Per un iraniano, come direbbe sua madre, un vero insulto…

“Essere qualcosa è davvero faticoso” confida a se stessa la protagonista ed è quello che faticosamente cerca di diventare. È nell’incontro con gli altri – gli inquilini del suo palazzo e i colleghi della sala mortuaria – e nel rispecchiarsi nei loro animi che lei finisce per riconoscersi come persona e sentirsi parte integrante del mondo. Si tratta di un percorso non facile per motivi caratteriali (è sospettosa e diffidente) e culturali (la provenienza iraniana), che comporta un costante confronto tra la propria identità e una realtà esterna diversa e ai suoi occhi apparentemente insopportabile. Tahereh Alavi, esperta di letteratura per l’infanzia, scrive un delicato romanzo di formazione, ritraendo una giovane donna che si apre alla vita, e al tempo stesso analizza la complessa condizione dell’emigrante fatta di sradicamento e disorientamento (funzionale la scelta di usare tutti personaggi extracomunitari e il lasciare sempre sullo sfondo Parigi, una città fantasma e proprio per questo ancora più minacciosa). Nelle stanze della soffitta colpisce per una narrazione asciutta e malinconica, ma mai pietistica, capace di esprimere con profondità psicologie e sentimenti umani. Un piccolo gioiello da scoprire.



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