Nelmondodimezzo

A quasi sessant’anni il giornalista di cronaca nera Marco Corvino vive ancora a ritmi forsennati, anche se ha seri dubbi di riuscire a farcela ancora per molto. Pratica Tai ki kung ogni giorno, vive da solo in un disordine mostruoso, è separato e fa fatica a seguire a distanza il figlio quattordicenne Paolo, frequenta la coetanea Sara, con cui va avanti a forza di litigi, brevi riappacificazioni condite di sesso bollente e nuovi litigi, in un loop emozionante ma sfibrante. Ma soprattutto vive la sua professione di cronista con una passione incessante, con una fame che non passa. Quella mattina presto, come tutte le mattine, ha chiamato il maresciallo dei carabinieri Vito D’Agosto per avere le notizie fresche. Poca roba: un dentista si è suicidato, un ignoto piromane ha dato fuoco a tre auto, ci sono state un paio di piccole rapine, un turista americano ha preso due cazzotti in faccia, una baby gang borgatara è stata sgominata. Poi Marco chiama per scrupolo anche gli uffici stampa di Polizia e pompieri. Ormai è “l’unico a tenere alta la nobile tradizione dei controlli mattutini, i colleghi più giovani di trent’anni” si alzano alle 10 e aspettano i comunicati via mail o sms. Ma “una giornata moscia è una giornata moscia, c’è poco da fare”. Finché non arriva, quasi al momento di arrendersi a una serata da solo passata mangiando cibo di rosticceria sul divano guardando un film sul digitale terrestre, la chiamata di Emilio Urlo, “collaboratore di Nera, precario eterno, l’uomo della notte”. C’è stato un omicidio, un anziano accoltellato, tale Arnaldo Puck…

Nel sesto romanzo della serie del giornalista Marco Corvino dopo Il carezzevole, L’adepto, Il guardiano, Gioco perverso e Ossessione proibita – come da sottotitolo un po’ troppo ammiccante all’attualità – si parla di malavita romana, di mafia e cravattari, di regolamenti di conti, pizzo, violenza e ricatti. Al centro del plot, che a ben vedere invece di centri ne ha tanti, con una costellazione di storie che si intrecciano tra loro, stavolta non c’è un delitto più o meno raccapricciante, ma la fotografia un sottobosco, di una fauna, di quell’ecosistema che il famigerato Massimo Carminati ebbe a definire “mondo di mezzo”. Massimo Lugli sforna un noir atipico, che consacra moltissime pagine a una sospettiamo sempre più autobiografica riflessione sul mestiere di cronista e ai dietro le quinte dell’ambiente dei quotidiani. Torna fortissimo anche il tema delle arti marziali (oltre al protagonista ora anche suo figlio le pratica con passione e determinazione, anche se subisce il fascino oscuro di un maestro violento e cialtrone), si parla di rapporti genitori-figli, persino di amore e sesso nella mezza età. Questo per dire che Nelmondodimezzo è ben lontano dai cliché del sottogenere “Magliana style” e questo rappresenta una forza dal punto di vista letterario, ma potrebbe rappresentare anche una debolezza – almeno per un certo tipo di pubblico, attirato dalla strategia di lancio scelta dall’editore.



 

 

 
 
 
 

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