Nemici

Nemici
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Brooklyn, 1949. Jadwiga è stata la domestica del padre di Herman Broder e ora è sua moglie, più per gratitudine che per amore. Entrambe le famiglie sono state sterminate dai nazisti e, dopo un anno in un campo profughi in Germania, da tre sono in America. Lui è tutto ciò che ha: Jadwiga è rimasta così legata alle sue abitudini polacche che senza di lui non si allontana mai oltre qualche isolato da casa. E anche quando è con lui, gli resta saldamente avvinghiata al braccio. Il loro elegante appartamento bilancia la scelta di non avere figli: la paura che vengano strappati e barbaramente uccisi, come i figli avuti dalla prima moglie, è troppo forte. Apparentemente conducono una vita normale: Herman è spesso in giro per il Paese per lavoro e Jadwiga si dedica alla casa. Eppure ogni rumore insolito diventa sospetto, ogni comportamento anomalo apre scenari di nascondimento per evitare le persecuzioni naziste. Giunta l’ora, Herman sgattaiola al lavoro e raggiunge il rabbino Lampert, un uomo furbo e attento, tanto da intuire che Herman nasconde qualcosa. Ma neanche la sua astuzia riesce a far venire alla luce tutte nottate trascorse in compagnia di Masha, una cassiera sopravvissuta nei campi profughi, passionale e appassionata, tanto di sesso quanto di politica. Herman si divide tra Jadwiga e Masha, apparentemente senza far torto a nessuna delle due. Fino a che, un avviso sul giornale, gli rivela che Tamara, la prima moglie, è viva e lo aspetta a casa di reb Abraham Nissen per ricongiungersi al marito…

Herman, per sua ammissione, è un “edonista fatalista”. Mente alla moglie, imbroglia scrivendo sermoni al rabbino lontani anni luce dalla sua verità, scantona dall’insistenza di Masha che vuol essere sposata. È imbrigliato nelle relazioni sentimentali come lo è nella vita: venuta meno la speranza e perdendo significato anche la religione, resta solo la sopravvivenza. Il ghetto, i campi di concentramento, i campi profughi hanno sconvolto tutti gli equilibri sociali, le relazioni umane, la stessa prospettiva da cui si guarda il futuro; hanno reso faticoso, ai limiti dell’impossibilità, ricostruire un presente appesantito dalle sofferenze di un passato difficile da dimenticare. I nemici a cui il titolo del romanzo si riferisce non sono però i nazisti, bensì i demoni che abitano la propria anima, contro i quali è necessario lottare ogni giorno per riuscire a mantenersi in equilibrio. Nonostante racconti il dopo Olocausto, Nemici è un romanzo godibile ed ironico, ricco di colpi di scena e di riflessioni sulla natura umana, appassionato ed intrigante. La penna attenta e sapiente di Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la letteratura nel 1978, è capace di tratteggiare personaggi profondi e complessi, una New York anni Quaranta piena di vita, con uno stile inconfondibile e trascinante. Fino all’ultimo rigo.



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