Nera - Come la cronaca cambia i delitti

Nera - Come la cronaca cambia i delitti
Negli ultimi anni ci siamo trovati di fronte a un’escalation di violenza e delitti efferati senza precedenti. Da Erika e Omar all’omicidio del piccolo Samuele a Cogne, fino all’orrore di Avetrana con l’uccisione di Sarah Scazzi o al caso di Yara. Ma a pensarci bene questo fenomeno rappresenta una vera e propria costante nella vita sociale italiana. Per averne riprova basti pensare  ai killer e occultatori di cadaveri di inizio secolo, al mostro di Firenze, o, più di recente, al caso di via Poma con l’omicidio di Simonetta Cesaroni o all’uccisione di Marta Russo all'università La Sapienza. In tutto questo di parziale costruzione della realtà, la stampa e l’informazione che ruolo hanno?  Perché tutti noi come pubblico siamo attratti sempre da un certo tipo di notizie rispetto ad altre? È innegabile che soprattutto la cronaca nera detti la nostra agenda dell'informazione quotidiana, proponendoci sempre gli stessi argomenti, confezionati abilmente, tutti secondo lo stesso canovaccio. Sempre più infatti i fatti veri e propri vengono sostituiti dal racconto inventato o artefatto di quanto realmente accaduto, per creare sempre più audience attorno all’evento. Contribuisce allo scopo in maniera importante l’utilizzo spregiudicato di opinionisti di vario genere. Alcuni esempi concreti di quanto appena descritto: il Tg1 è arrivato a sfiorare la proporzione di 20 a 1 rispetto alla sua controparte tedesca in termini di diffusione di notizie di fatti di sangue, il caso di Cogne del 2002 ha coperto addirittura il 3% del palinsesto globale dell’informazione per un lungo periodo. In questo modo la realtà viene creata a tavolino nelle televisioni così come sulle pagine dei giornali e quando il crimine diventa puro spettacolo, questo elemento può perfino arrivare a condizionare gli eventi giudiziari legati ai fatti di sangue, come spesso è già accaduto...
Luca Steffenoni, uno dei migliori criminologi italiani, in questo saggio d'impostazione sociologica ci racconta come sia progressivamente cambiata in Italia la cronaca nera e il suo approccio nel racconto dei delitti. Il volume ha un’impronta giornalistica molto spiccata, con qualche venatura di giallo d’autore ed è parecchio accattivante e agile nello stile e nella lettura. Il ritratto desolante che ne esce è quello di un paese perennemente diviso tra innocentisti e colpevolisti, come allo stadio, di fronte alle tragedie più tremende. In questo processo di mistificazione della realtà i delitti vengono sempre analizzati in maniera parecchio superficiale, affidandosi esclusivamente alle versioni ufficiali, senza mai scavare troppo a fondo come il vero giornalismo dovrebbe fare. Uno humour di base sottende alla narrazione quando l’autore, attraverso gli esempi concreti dei vari delitti che hanno costellato la storia recente d’Italia, ci fornisce degli strumenti per comprendere al meglio i vari fenomeni televisivi come “Porta a Porta” o “Chi l’ha visto?”. Nella lettura inoltre entreremo in possesso di una chiave di decodificazione importante per analizzare i crimini italiani più celebri.  Secondo l’autore insomma, la “nera” si è progressivamente trasformata da racconto obiettivo di un delitto a vero e proprio circo mediatico, in cui le logiche da talk-show e da reality prevalgono, dando voce purtroppo un po’ a chiunque. Purtroppo però, come spesso accade, la verità si trova altrove, fuori dai mass media.

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