Nero oceano

Le storie di una decina di persone si intrecciano come tanti affluenti che si riversano nello stesso fiume, e conducono tutte verso il porto, dove una carcassa del mare sta per salpare verso la sua ultima e definitiva destinazione col suo carico di ruggine, rabbia e frustrazioni. Durante il viaggio succede di tutto: un sabotaggio misterioso, una tempesta, persino un naufragio e l’assalto dei pirati. Un padre di famiglia è sotto ricatto e riceve una telefonata direttamente da Satana in persona, una proposta che non può rifiutare. Una madre tutt’altro che dolce e amorevole fugge nella notte insieme alla sua bambina a bordo di un fuoristrada dopo aver visto la falsa quiete dell’oscurità piovigginosa squarciata dagli abbaglianti e inequivocabili bagliori di tre spari. Un incidente gravissimo complica ulteriormente le cose. Un uomo che doveva imbarcarsi dall’Islanda verso il Suriname non potrà più farlo. Un altro prenderà il suo posto. Per errore. O forse no. Un altro ancora ha ucciso la donna che ama, e la colpa lo sta straziando...
Odi, sospetti, intrighi, complotti, liti, scioperi, ammutinamenti, scambi di persona e di identità e molto altro: davvero, non mancano i saporiti ingredienti nella composizione della ricetta di Nero oceano di Stefán Máni, islandese figlio di pescatori e pescatore a sua volta (uno dei mille mestieri – è stato anche falegname, muratore, giardiniere, guardiano notturno, addetto alle pulizie – che gli hanno permesso, dopo la scuola, di sbarcare il lunario nel corso della sua vita, prima di arrivare alla stesura dei propri libri), che scrive un romanzo forse non originalissimo ma certamente claustrofobico, plumbeo, duro, forte, avvincente, fluido – come l’acqua dell’oceano – e inarrestabile, violento e crudo anche nel linguaggio, iperrealistico (benché non manchino incursioni nel mondo del magico e del leggendario), incalzante, cupo, ben costruito e curato nei dettagli, frenetico, perennemente agitato da una tensione che non solo brucia senza soluzione di continuità, ma che è anche, se non soprattutto, continuamente alimentata.

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