Nessun altro mondo

Nessun altro mondo
Michele Pellegrino vive in Francia e lavora in un casolare in campagna per un uomo anziano che gli offre vitto e alloggio in cambio. Non ha più nessuno, eccetto Lina, il cane che ha diviso con lui diversi anni di carcere. Della vecchia vita di boss della mala specializzato in rapine non è rimasto nulla a Michele, ma il passato può tornare all’improvviso e ha la voce senza volto che da un telefono fa una richiesta alla quale non si può dire di no. Anche se significa tornare giù in Puglia dopo tanto tempo per “risolvere un problema”, lì dove certamente c’è qualcuno che ancora si ricorda del Professore. E non sempre è un bene non essere dimenticati. Lì dove i fantasmi delle vecchie storie si aggirano e chiedono vendetta…
Un noir ad un tempo abbastanza consueto eppure atipico questo nuovo romanzo del pugliese Osvaldo Capraro, il cui protagonista è uno di quei personaggi contraddittori, colti e svelti di mano, criminali ma dal cuore tenero, capaci di ammazzare di botte lo sbruffone che fa un torto ad uno più debole ma attoniti davanti alla sofferenza di un animale morente. Non una figura particolarmente originale, quindi, ed è vero che ricorda certi personaggi simili (come ha scritto già qualcuno richiama certamente alla mente Léon, quello dal “nome cazzuto” del film omonimo di Luc Besson) ma non per questo perde il suo fascino malinconico o suscita meno tenerezza e simpatia. Nell’impianto classico del noir, alle brutture del mondo spietato in cui la storia è inserita fanno da contraltare note delicate e umanissime che hanno le fattezze di una giovane sbandata e il muso di una compagna di vita pelosa e amatissima da Michele. La separazione dolorosa da lei prelude al finale inevitabile e triste: in fondo l’eternità “è fatta di episodi che non muoiono”, che si fermano come fotogrammi in un abbraccio, in un orizzonte sul mare meraviglioso della Puglia, in una carezza. Non c’è molto altro per un uomo stanco che lo sa, ma non si rassegna, che “non esiste nessun altro mondo”. La verità non è quella che è creduta vera per una vita in questa storia, il desiderio di vendetta è destinato ad infrangersi contro ogni apparenza creata ad arte, perché i cattivi veri son spesso altri e mantengono le mani pulite in nome di imprecisate necessità di mantenere l’ordine. Restano al lettore la malinconia di una bella storia che si legge in brevissimo tempo, di quegli attimi fatti di gioia e amore pulito come quello di e per un animale, e di quei legami che nascono improbabili per diventare speranza e salvezza, almeno per uno dei due. O forse no: per entrambi, anche se così non sembra. Non è poco per un noir.

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