Nessun Kurtz

Università di Nijmengen, novembre 2004. Il filosofo francese Étienne Balibar introduce la nozione di “other humans” per indicare gli extracomunitari che arrivano in Europa. È un definizione che vuole aiutarci a non dimenticare che i migranti di cui tanto si (s)parla non sono alieni, ma comuni esseri umani e come tali vanno pensati e trattati. Prendendo la nozione di “other human” e agganciandola a “un sistema non sistematico di affiancamenti, una sorta di sinestesia delle emozioni che a Joseph Conrad – l’esule suo malgrado, lo scrittore prodigioso in una lingua non sua, il primo obiettore inconsapevole dell’impero – sarebbe forse piaciuta molto”, si può provare a confrontare l’ideologia imperialista di fine Ottocento e quella di oggi. Qual è la modalità prevalente di rappresentazione dell’Altro nella cultura occidentale? “Interessato a mantenere il suo proprio ruolo e soprattutto la sua posizione di superiorità gerarchica”, l’occidente interpreta e decifra (in quanto oggetto misterioso) l’Africano in modo rigido e unilaterale. Prendiamo il romanzo Cuore di tenebra e in particolare il personaggio di Kurtz, anche in una prospettiva “slittata” come quella della scrittura cinematografica e radiofonica di Orson Welles e Francis Ford Coppola: “nella miriade di adattamenti, riepiloghi, ricapitolazioni e ibridazioni di Cuore di tenebra nel tempo (…), la figura di Kurtz ha mantenuto questa collocazione intermedia, scomoda e sofferente, ma straordinariamente utile, funzionale appunto all’istituzione di una relazione”…

Questo acuto saggio è il culmine (o forse ancora una tappa intermedia) di un percorso che parte dal convegno di Postcolonialitalia “Archivi del futuro. Il postcoloniale, l’Italia e il tempo a venire”, tenuto a Padova dal 18 al 20 febbraio 2015, passa per il VII congresso dell’Associazione Italiana di Studi sulle Culture e Letterature di Lingua Inglese (AISCLI), tenuto a Bologna il 14-15 gennaio 2016 e intitolato “Postcolonial passages in the 21st century: redrawing lines of engagement across literatures and cultures in English” e arriva al primo convegno della neonata Associazione Italiana di Studi Conradiani (AISC), tenuto a Roma il 22-23 giugno 2017 e intitolato “Conrad in Italia. Interpretazioni, appropriazioni, reinvenzioni”. Un percorso che ha portato Nicoletta Vallorani – scrittrice di fantascienza, noir e narrativa per ragazzi ma anche e soprattutto docente di Letteratura inglese e studi culturali all’Università degli studi di Milano – a riflettere sul motivo dell’importanza e della ricorrenza di Conrad nel suo background: “Perché Cuore di tenebra in particolare ha sempre rappresentato la punteggiatura della mia ricerca e persino della mia scrittura narrativa? (…) E perché Kurtz è il profilo contro il quale misuro ogni rappresentazione del potere coloniale nella quale m’imbatto?”. La tesi di partenza della Vallorani, tesi sulla quale si impernia tutto il saggio, è che “in Heart of Darkness Conrad costruisca, non del tutto consapevolmente, un modello di punto di vista occidentale sull’Altro”. Se dunque Kurtz incarna la relazione tra colonizzatore e colonizzato, in quanto personaggio egli “non esiste”. Ma anche in quanto metafora non c’è nessun Kurtz, perché in tempi come i nostri chiusure, pregiudizi, bugie, silenzi e indifferenza hanno spazzato via anche l’idea di una relazione con “l’uomo nero”, l’africano, il migrante, la “waste humanity”: ecco spiegato il titolo del libro. È attorno a questo apparente paradosso che l’autrice costruisce una riflessione che è letteraria ma anche politica, sociale, umanitaria.



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