Nessuna carezza

Nessuna carezza
Avete mai pensato: “Ucciderei per quel posto”? Veronica ci ha pensato. All’inizio durante le notti insonni trascorse ad ascoltare i rumori del suo uomo in cucina, quindi rimuginando sulla sua laurea in Teatro finita dietro il bancone di un bar. Poi, man mano che la gravidanza va avanti e la data di scadenza del contratto di Mauro si avvicina, il pensiero è ritornato con sempre maggiore frequenza, anche di giorno, alimentato anche dalla benzina gettata sul fuoco da suo padre che ritiene Mauro un incapace, uno che non sa come far succedere le cose. A scatenare l’istinto omicida di Veronica è un incidente causato da Mauro, che, investendo un collega di lavoro, ha involontariamente provocato l’assunzione a tempo indeterminato di Marcello, contratto non più rinnovabile ma oltremodo necessario per sostituire il collega ferito. La soluzione ai loro problemi si è fatta strada nella mente di Veronica nelle lunghe ore trascorse a servire al banco del bar di una stazione di servizio dove lavora a tempo interminato. Viktor, un collega di suo marito, ama molto l’anonimato delle stazioni di servizio, il suo animo solitario vi trova pace ogni sera prima di rientrare a casa, nessuna conversazione è necessaria, può seguire il filo dei suoi pensieri, riflettere sul suo rapporto con la signorina polacca che di tanto in tanto divide con lui il letto e quattro chiacchiere, sognare la sua passione per Dana, la contabile dell’ingrosso alimentari dove lavorano, orchestrarne la seduzione attraverso messaggini anonimi, confezionare piccole frasi da dirle al lavoro. È solo,Viktor, nessuno ne noterebbe la scomparsa…
È un fiume quieto e limaccioso quello in cui nuotano le solitudini dei personaggi di Schiavone, un fiume dalle acque rese talmente torbide da anni di rimpianti, piccoli rancori, ambizioni soffocate dall’incombere delle miserie quotidiane, da rendere difficile ai protagonisti ogni minimo, autentico contatto reciproco. Si sfiorano, spesso si toccano, ma, come nel mahjong che decora la copertina, il disvelamento casuale di una casella, di una parte del corpo, di una trama occulta, spesso finisce per venire bloccato dallo scoprimento della casella successiva, da un incontro fortuito, un minuto di ritardo, una confidenza da parte di uno sconosciuto. Solo il vecchio Donatello, dal suo nascondiglio sul tetto del Magazzino fondato da suo padre e portato verso la rovina da suo figlio, ha la visione d’insieme delle traiettorie di tutti i pesci del suo acquario, ma, fatalmente, come tutti gli altri, non riuscirà a comunicare la sua intuizione a nessuno. Non è indulgente con i suoi personaggi, Schiavone, non mette in campo ipocriti pietismi, né crea loro comode scappatoie, non offre al lettore il piacevole comfort del riscatto, nessun sollievo per la miseria dei dannati che nuotano in tondo, nessuna gloria per la novella lady Macbeth. Solo una spietata ma poetica rappresentazione della solitudine e dell’inanità degli sforzi volti a romperla.

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