Nessuna notte è infinita

Nessuna notte è infinita
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Zio Italino, laureato in giurisprudenza a Roma e come gli altri fratelli maschi avvocato assai conosciuto, introdotto nel mondo politico e finanziario, è il pupillo dei nonni di Castrovillari, nonno Ulrico e nonna Enrichetta. Il nonno, vedovo con tre figli, ha incontrato Enrichetta Milano, maestra molto apprezzata e stimata. Montessoriana per formazione, Enrichetta è approdata all’insegnamento con l’entusiasmo dei suoi vent’anni. Non si scoraggia mai e, se i suoi alunni non possono andare a scuola perché i genitori preferiscono impegnarli nel lavoro dei campi, va lei dai ragazzini, improvvisa le sue lezioni all’aria aperta e tiene un diario in cui annota le sue osservazioni. Nonno Ulrico viene da una famiglia illustre, tutti avvocati di grido, tutti tranne lui, che ha scelto dapprima di diventare maestro elementare, poi direttore didattico. Si dice addirittura che sia il più giovane di tutta la Calabria. Ulrico ed Enrichetta si sono piaciuti subito e sposati poco dopo. Lei ha accolto con affetto i figli di lui e presto la loro casa si è riempita di nuovi nati, cinque figli in tutto, tre maschi e due femmine, tra cui Soave. Nonno Francesco, invece, tra il 1880 ed il 1910 ha cercato fortuna in America, prima di rientrare in Calabria, nella sua San Piero in Guarano, ed innamorarsi di nonna Rosina, maestra elementare, proveniente da un quartiere piuttosto povero di Cosenza, al suo primo incarico da insegnante. Francesco e Rosina hanno creato una famiglia ed avuto dei figli, tra cui Ermanno. Ermanno a venticinque anni ed al secondo anno di cattedra insegna in una magistrale a Castrovillari ed è molto felice di trovarsi lì, perché ha avuto la possibilità di rivedere il suo grande amore, quell’amore che aveva conosciuto tempo prima, in una sera di festa alle Vigne del paese: Soave. Soave ed Ermanno si sposano il primo giorno di giugno del 1940, nove giorni prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale…

Una storia, un racconto che parte dalla Calabria, da Castrovillari, per gettare poi l’ancora a Roma; un viaggio nella memoria familiare e nelle proprie radici attraverso il ritratto di una parte di storia del nostro Paese che abbraccia tutto il Novecento; una sorta di lessico familiare che non può che rimandare all’indimenticabile libro di Natalia Ginzburg. Un caleidoscopio di ricordi, una vera e propria saga incentrata sulla figura di Soave, eroina di ogni giorno, le cui imprese sono quelle di una donna qualunque, tra lotte, sofferenze ed amore. Una giovane donna del sud, stretta tra aspirazioni e doveri, una lavoratrice instancabile con quattro figli ed un marito fortemente amato, nella sua quotidianità fatta di battaglie in nome della passione, dell’amore, delle tradizioni e della famiglia. Vite vissute nelle diverse generazioni, intrise di significato e di carattere, alla ricerca di un futuro migliore e di una nuova alba, perché nessuna notte è infinita; figure alternate con maestria a pagine dedicate a grandi autori e alle loro vicissitudini familiari, nucleo di affetti che oltrepassano il tempo, da Ennio Flaiano e la figlia a Virginia Woolf e la madre Julia, passando attraverso Aldo Rosselli e Alberto Moravia. Una storia intensa, fatta di emozioni e di sentimenti universali, come sono quelli dei motivi musicali – il ritornello di Renato Zero, di cui il titolo del libro, e la nota canzone di Gabriella Ferri su tutti – che accompagnano la vita dei protagonisti e la narrazione. Una Calabria diversa, non convenzionale, dominata dalle belle cime del monte Pollino, narrata con una prosa elegante, che sa raccontare di emigrazione, di povertà, di passione politica, di fede sincera, di donne coraggiose. Un libro delicato ed intenso, a tratti poetico. Un libro da leggere.



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