Neuromante

Neuromante

Benvenuti nel Cyberspazio: “Un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti matematici…Una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce allineate nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una città, che si allontanano…” Case è un haker, un cowboy dell’interfaccia che con un semplice deck, e un monitor – nel suo caso un Ono-Sendai Cyberspace 7 e un Sony – oppure collegandosi attraverso il simstim al corpo di un’altra persona, entra in questo mondo parallelo spostandosi in “complessità” di luoghi, luci, visioni, ricordi non solo propri. Costretto a connettersi per inserire un letale virus cinese all’interno del sistema della Tessier-Ashpool S.A., multinazionale che controlla anche una delle due intelligenze artificiali che lo ricatta, Case naviga tra realtà, per quel che è diventata, e il cyberspazio sempre più pregno dei dolorosi strascichi della sua vita...

Neuromante, pubblicato nel 1984, è il primo romanzo di William Gibson e fa parte della cosiddetta “trilogia dello Sprawl” cui appartengono anche “Giù nel Cyberspazio” (Count Zero, 1986) e Mona Lisa Cyberpunk (Mona Lisa Overdrive, 1991). Considerato il manifesto di un nuovo genere letterario, appunto il cyberpunk, Neuromante descrive un futuro assai realistico di impianti genetici e tirannia delle multinazionali, tecnologia terrificante e umanità morbosa. È una distopia paurosa, complessa e complicata da comprendere benché Gibson l’abbia immaginata e descritta in ogni minimo dettaglio. O forse proprio per questo motivo leggendo ci si perde nella testa di Case, in quella dell’androide Molly cui è collegato talvolta, nei meccanismi informatici sconosciuti accanto ai quali però resiste un’estetica fondata su stili culturali reali – italiano e giapponese su tutti –, sono ancora necessarie le droghe (che si assumono applicando dei dermatrodi o “dermi” direttamente sulla pelle), e addirittura confortanti marche commerciali: di tecnologia, sigarette, whisky. È un vero romanzo, profetico come recita la fascetta, perché crea un contesto tanto lontano quanto possibile e perfetto. Oltre al videogioco, che esiste dal 1988, da sempre si parla di un film tratto dal romanzo (su imdb sembra essere in pre-produzione un film che uscirà nel 2009), benché il successo di Matrix, che ne copia certi spunti, faccia pensare che dovrà trattarsi di una specie di kolossal. Nel frattempo resta il romanzo: da leggere, rileggere, e rileggere ancora.



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