Neve

Neve

Alla fine del diciannovesimo secolo, al compimento del suo diciassettesimo compleanno, Yuko si trova di fronte la necessità di decidere tra due professioni: soldato o monaco. Lui, che nella vita ha sempre amato due cose, la neve e gli haiku (classici componimenti poetici giapponesi, caratterizzati da brevità ed estremo rigore formale), ritiene che possa esistere un’ulteriore opzione e comunica al padre, monaco scintoista, la propria volontà di intraprendere un’altra via: scrivere versi per riuscire ad “imparare a guardare il tempo che scorre”. I suoi progressi interessano persino il poeta ufficiale della corte imperiale, che gli consiglia, per diventare il poeta della neve capace di raccontarne senza errori o inutili sbavature la perfezione e il candore, di partire per un viaggio - soprattutto interiore - alla ricerca delle parole migliori per trasformare la sua scrittura in arte. L’incontro che segnerà la sua educazione poetica è quello con il grande artista Soseki, che con sommo stupore del ragazzo, si dimostra in grado di saper cogliere i colori reali del mondo che lo circonda, perchè capace di coglierne la vera luce...
Neve è un romanzo che si legge in un soffio. La sua scrittura è leggera, concisa e senza elementi superflui, esattamente come un haiku, composta soprattutto da silenzi, da pagine in cui la fanno da padrone grandi spazi bianchi, forse l’unico modo per rendere al meglio graficamente la natura eterea e impalpabile della storia narrata. La descrizione del paesaggio, distinto principalmente dalla presenza della neve è di un biancore dal forte potere evocativo, un chiarore difficile da dimenticare e che riesce ad andare dritto alle giuste corde emotive di ognuno.  L’atmosfera generale ricorda in parte Seta di Alessandro Baricco: il Giappone con le sue corti imperiali, l’amore che nasce da uno sguardo, le femminilità quasi intangibile della donna amata, un filo (lì di seta, qui di acciaio) cui sono aggrappati i destini dei protagonisti. Un libro da centellinare, la cui lettura deve necessariamente essere fondata su pause in cui fermarsi, prendere un respiro profondo e riflettere. Di conseguenza, è bandita qualsivoglia forma di voracità, che non farebbe altro che rovinare il godimento di un’opera che appare lontana anni luce da molti libri in commercio ultimamente, che invece, in linea con l’imbarbarimento gastronomico dei fast food, sembrano pubblicati principalmente per essere ingurgitati velocemente e nei ritagli di tempo, tra un impegno e un altro.

 

 

 
 
 
 
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