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Alla BioChance 2006 Conference, il meeting annuale delle aziende biotech più importanti del pianeta, un ricercatore tenta di piazzare con la collaborazione di una finta entreneuse russa dodici embrioni transgenici rubati, ma - braccato da una squadra di investigatori privati - si suicida: degli embrioni, nessuna traccia. Intanto Rick Diehl, amministratore delegato della BioGen Research, deve barcamenarsi tra l’arroganza e l’invadenza del suo nuovo socio, il lampadato miliardario Jack Watson, i tradimenti di sua moglie (vera fonte del patrimonio di famiglia nella sua qualità di ereditiera) che si fa sbattere da muscolosi maestri di tennis assortiti, l’incapacità di Brad Gordon, addetto alla sicurezza della BioGen con una passione proibita per le minorenni e la battaglia legale contro Frank Burnet, un ex ammalato di leucemia linfoblastica. Burnet - guarito miracolosamente grazie a caratteristiche uniche del suo sistema immunitario - ha subito un furto di citochine da parte del medico dell’UCLA che lo aveva in cura, il quale ha venduto il DNA del suo paziente proprio alla BioGen Research (che vuole trarne un farmaco genetico) per 3 miliardi di dollari. Preoccupazioni ancora più pressanti per Josh Winkler, un timido ricercatore della BioGen che ha esposto per errore suo fratello tossicodipendente a un retrovirus che portava il cosiddetto “gene della maturità”, cosa che lo ha guarito sì da qualsiasi dipendenza facendolo diventare uno stakanovista con la testa sulle spalle, ma al tempo stesso ha scatenato nel suo organismo una reazione a catena incontrollabile che lo sta portando a una vecchiaia precocissima. Nel frattempo, il mondo dei media da una parte bombarda il pubblico con notizie più o meno plausibili sulla scoperta di questo quel gene che controllerebbe questo o quel comportamento o caratteristica umana, dall’altra è in subbuglio per la scoperta di un orango della foresta del Borneo apparentemente in grado di insultare in francese e tedesco i malcapitati turisti che lo incontrano. Chissà cosa succederebbe se i giornalisti sapessero che in quello stesso momento una ricercatrice sta scoprendo i tradimenti del marito grazie alle rivelazioni di un papagallo transgenico parlante e uno scienziato sta rubando da un laboratorio un cucciolo di scimpanzè che ha frammenti del suo DNA e un intelletto del tutto simile a quello di un bambino umano...

Niente sfere aliene senzienti stavolta, né sciami di nanoparticelle assassine, né branchi di malvagi velocipraptor o sicari della Yakuza: eppure i motivi per spaventarsi in Next non mancano davvero. Sono le potenziali disastrose conseguenze della attuale deregulation in campo di biotecnologie a farci sudare freddo, e anche la costante attività di disinformazione portata avanti da istituzioni e mass-media sull’argomento, in senso ora terroristico ora viceversa troppo tranquillizzante. Michael Crichton affronta l’argomento con il suo consueto fervore accademico (il romanzo è talmente ricco di dati e aneddotica che come sempre si fa fatica a distinguere fiction e cronaca) e con il suo collaudato, invincibile talento di entertainer. Next è a ben vedere un’antologia di racconti inquientanti ambientati nel mondo dell’industria biotech, alcuni dei quali collegati tra loro. Alcune vicende sono ispirate a reali casi giudiziari (come quello - celebre - del malato di leucemia John Moore), e non mancano omaggi nascosti, per esempio a Frank M. Burnet, immunologo Nobel per la Medicina nel 1960, che regala il suo nome al personaggio che difende in tribunale il copyright del suo stesso sistema immunitario. Parte della critica letteraria statunitense ha attaccato il libro, accusando Crichton di esser diventato - da àugure ispirato del futuro prossimo venturo che era - un demagogo un po’ retrogrado, ma va detto che la recente presa di posizione dello scrittore statunitense contro gli ambientalisti sul tema del global warming e la sua collaborazione con lo staff di George W. Bush hanno contribuito a non renderlo propriamente un beniamino della stampa liberal. Le critiche ci paiono ingenerose: è legittimo sostenere che Next sia un cicinnino carente in suspence e sfoggi un approccio un po’ senile, ma il livello qualitativo medio è sempre elevato e la maggior parte dei cliché ci vengono risparmiati (complessa ad esempio la figura di Rob Bellarmino - dice nulla il cognome? - il genetista cattolico che sostiene le ragioni della libera sperimentazione a dispetto della sua ideologia reazionaria). Il nostro cammino di esseri umani è davvero segnato dai nostri cromosomi? E se anche fosse così, cosa succederebbe se il nostro codice genetico diventasse merce o terreno di scontro politico? Il libro si chiude con una Nota dell’autore nella quale Crichton fa un appello alla comunità scientifica e politica affinché si cessi di brevettare geni, si stilino linee-guida internazionali chiare sull’utilizzo dei tessuti umani, si rendano di pubblico accesso i dati sui test genetici, si tolgano le censure e i veti alla ricerca scientifica e si abroghi il Bayh-Dole Act del Congresso Usa che nel 1990 ha fissato margini di profitto troppo alti per gli scienziati sulle scoperte fatte con fondi pubblici.



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