Nicholas Nickleby

Nicholas Nickleby

Geoffrey Nickleby ha un’età matura e poche possibilità economiche, così invece di puntare in alto e accalappiare una giovane ereditiera si adatta a sposare una fiamma di gioventù. L’amore prevale sull’opportunità e la vita di coppia va avanti serena nonostante le difficoltà, grazie anche alla nascita di due figli: Ralph e Nicholas. A dare la svolta al destino della famiglia è l’arrivo di una inaspettata eredità da uno zio passato a miglior vita. Nel corso degli anni Geoffrey racconta a più riprese l’imprevedibilità della sorte ai figlioletti, come la povertà li abbia corteggiati e il benessere li abbia salvati. Nicholas diverrà un uomo mite e schivo, mentre Ralph, condizionato dai racconti paterni, farà l’impossibile per arricchirsi ignorando le pene altrui. Una volta raggiunta l’età adulta e dopo la morte del padre la vita dei fratelli prende cammini distinti. Il maggiore diventa un accorto speculatore intento a curare i propri interessi, tenendosi alla larga da parenti e affetti. Nicholas invece si sposa, ma a causa delle pressioni della moglie dilapida attravers¬o investimenti sbagliati i pochi averi e quel che è peggio d’un tratto muore senza risolvere la situazione economica della famiglia. La vedova afflitta si reca a Londra confidando nell’aiuto di Ralph, che dopo aver appreso della morte del fratello tutto vuole fare fuorché accollarsi la cognata e i due figli: la giovane Katherine, appena diciassettenne e priva di dote, e Nicholas junior di pochi anni più grande. Così, dovendo dedicare le sue attenzioni al nuovo vantaggioso affare del commercio di panini caldi, decide di trovare ai nipoti degli impieghi poco dignitosi pur di liberarsene…

Tutto gravita attorno al denaro, morale e affetti gli sono sottomessi. Ralph vuole custodire a ogni costo i propri beni e pur di levarsi di torno i familiari li spedisce in orribili luoghi affinché campino da soli. I legami di sangue non contano per lui e nemmeno è interessato a conoscere i ragazzi per testarne le reali qualità. Sono poveri e in difficoltà, quindi sono un peso, sono parassiti. L’unico momento in cui il suo cuore ha un tremito è quando si trova di fronte Katherine in lacrime, per le molestie di cui è stata oggetto da parte dei suoi colleghi d’affari, il viso sconvolto della ragazzina gli ricorda il fratello morto e lo turba profondamente. Squeers applica lo stesso principio ai bambini che gli vengono affidati, i figli sgraditi dei disgraziati. Sottrae loro ogni scampolo di stoffa e i pochi soldini che i genitori lasciano per le necessità. Nicholas e Kate sono alieni in un mondo vile e calcolatore, sono costretti a scoprire che dietro il perbenismo, le belle parole e i sorrisi, nessuno mantiene fede alle aspettative, nessuno li proteggerà, dovranno stringere i denti per conservare intatta la loro innocenza. All’adolescente Kate basta un’occhiata per inquadrare Squeers come “uomo volgare” e Nicholas imparerà presto che l’ingiustizia sociale è un’infezione cronica e nonostante le sue giovani forze è arduo opporvisi. Il terzo romanzo di Charles Dickens fu pubblicato come al solito in fascicoli tra il 1838 e il 1839, dopo le sequenze umoristiche de Il Circolo Pickwick e le scene deprimenti di Oliver Twist, è con Nicholas Nickleby che Dickens diede vita a un vero eroe romantico: giovane, povero, idealista, capace di ribellarsi ai soprusi e di raggiungere i propri obiettivi. Fino a smascherare la natura dell’antagonista, lo zio Ralph, uomo avido e senza cuore. È con questo romanzo che Dickens concede ai lettori uno dei suoi finali più sorprendenti e catartici.



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