Nick Carter si diverte

Nick Carter si diverte
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Nick Carter entra di soppiatto nel suo ufficio in penombra. Una piccola lampada getta un esiguo cerchio di luce proprio sopra al piano della scrivania. Lì si accorge che c’è qualcosa, vede un ammasso informe, che ha un che di sofferto e raccapricciante insieme; accanto ci sono la carta da pacchi e una piccola scatola di cartone, aperta senza il benché minimo dubbio da Tinker. A quanto recita la scritta sulla confezione la scatola conteneva una bambola gonfiabile, di quelle a grandezza naturale. Nick sorride: non c’è da titubare in merito al fatto che si tratti di un regalo di uno dei suoi numerosi ammiratori segreti. E torna a sorridere pensando alla scarsa capacità toracica del suo aiutante, dato che di norma se lo porta appresso dentro a una borsa. Praticamente Edi per Archimede Pitagorico, chissà che sforzo per lui... Le dimensioni ridotte dei polmoni e l’asma gli hanno infatti impedito di gonfiare del tutto la bambola. Poi Carter però smette di sorridere e aggrotta le ciglia irritato: gli ha sempre raccomandato di non toccare nulla. Ecco, appunto… Nick prende tra le mani l’oggetto informe sulla scrivania e lo esamina: alla fine trova la valvola. La porta alle labbra e vi soffia lentamente. La bambola a poco a poco si gonfia. Rappresenta una bella donna, con un corpo esuberante e i capelli biondo naturale. Finito il lavoro chiude la valvola, che risulta trovarsi sotto l’ascella sinistra, e contempla ammirato l’oggetto. È una imitazione perfetta. La pelle di plastica è morbida al tatto, come quella di una donna vera, i lunghi capelli biondi esalano un delicato profumo di violetta e il pube, che le gambe semiaperte lasciano in bella vita, presenta una peluria nera, ricciuta, che sembra anch’essa naturale, e un sesso leggermente dischiuso…

 

 

L’uruguayano Mario Levrero (1940-2004), avido, ironico ed esperto lettore di gialli (si capisce incontrovertibilmente dal modo in cui scrive, brillante e pieno di riferimenti e citazioni ai classici del genere, materiale che usa come sostrato per le sue rielaborazioni) si è dedicato alla letteratura, che appare essere prima di tutto per lui divertissement, per tutta la vita, ma sono stati comunque vari e numerosi, esattamente come le suggestioni della sua scrittura onirica, visionaria, sensuale e gravida di nonsense (non a caso in questa edizione il racconto è introdotto da un testo di Andrea G. Pinketts), i lavori che ha compiuto nel corso della sua esistenza: è stato fotografo, umorista, libraio, sceneggiatore di fumetti, creatore di giochi da tavolo ed enigmista. Un ingegno versatile, dunque, curioso delle mille sfaccettature del possibile: il suo stile, che nel caso specifico riporta il lettore a suggestioni tipiche di Chandler e ovviamente John Coryell, visto che Levrero riprende il personaggio di Nick Carter da lui creato, protagonista di dime novel (romanzi a basso costo, commerciali e popolari nati nell’Ottocento), l’ha fatto inserire nel novero di autori che è stato definito Los raros, caratterizzato da rimandi ai tratti più inconsueti di un’autorialità surreale, e per Rodolfo Fogwill, grande scrittore argentino pressoché ignoto (perché non tradotto) in Italia, era un vero e proprio genio. Nick Carter – nome piuttosto comune, quasi una versione riveduta e corretta del canonico John Doe che si usa nel gergo giuridico USA per indicare qualcuno la cui identità è o deve restare ignota – è un detective che insieme al suo minuscolo assistente deve risolvere un caso di minacce ai danni di una famiglia aristocratica: ma la linea narrativa “poliziesca” è solo la più superficiale tra le varie tracce di una prosa allegorica e coltissima.



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