Niente di meglio al mondo

Niente di meglio al mondo
Zippy è la terza figlia dei Jarvis, prima di lei Danny e Melinda. Circa dieci anni la separano da Danny, e quei dieci anni per lei significano anche dei genitori con parecchi anni in più. Il ricordo di suo fratello lo cattura tramite le foto e i racconti di Melinda. Se ne era andato di casa per arruolarsi nella Guardia Nazionale, poi aveva conosciuto una ragazza, Elaine, l’aveva sposata e avevano avuto due bambine. Ma Danny non era tornato a casa nemmeno nei momenti più difficili della famiglia Jarvis, come se a lui questi fatti non lo riguardassero. Ma Zippy gli vuole bene ugualmente. Quando tocca a Melinda sposarsi, a diciassette anni, Zippy è profondamente contrariata: resterà sola con mamma e papà. E quando sente Melinda dire a suo padre che non vorrebbe sposarsi è tentata di dirglielo: “Non farlo, allora!”, ma la voce si ferma in gola quando il padre le risponde che per quel matrimonio hanno pagato. Diciamocelo: Zippy è un maschiaccio. Niente gonne, niente calze, a volte nemmeno niente scarpe. Divora libri e ascolta tantissimi cd, molti dei quali suo papà ha giurato di spaccarglieli in testa e improvvisamente spariscono. Sua madre, una  donna di 120 chili che passa le sue giornate seduta su una poltrona a legger libri presi in prestito dalla biblioteca e che non esce quasi mai di casa, sembra non avere una grande stima di se stessa, eppure un giorno, un venerdì pomeriggio per l’esattezza, qualcosa si sblocca: sua madre si alza da quel divano, si iscrive prima al liceo e poi alla Ball State University. Le bastano ventitre mesi per laurearsi summa cum laude (che per Zippy significa Sommo Collaudo) e per ottenere una cattedra per insegnare inglese. Niente di meglio al mondo…
Un tagliente humour è alla base di Niente di meglio al mondo, il secondo memoir della scrittrice americana Haven Kimmel e sequel di Io mi chiamo Zippy. La diffidenza - e a tratti l’odio - nei confronti della religione quacchera e di certi bigottismi; l’attaccamento al fratello e alla sorella, ma allo stesso tempo quel sentimento di gelosia una volta che se ne sono andati da casa e l’orgoglio per una madre che finalmente riesce a dare una svolta alla sua vita sono i tre temi fondamentali di queste 360 pagine. E il titolo originale in inglese si sofferma proprio su questo: She got up off the couch. Sua madre si alza dal divano, prende e va, capisce che può essere una donna libera ed indipendente con un’istruzione e una patente. Una di quelle donne che la rivoluzione femminile l’hanno fatta per se stesse senza scendere in piazza, ma scrollandosi di dosso l’inettitudine. Haven Kimmel a Mooreland, nell’Indiana, negli anni Settanta c’è cresciuta, conosce bene la mentalità di paese in cui puoi trovare persone eccentriche, ma di gran cuore; persone divertenti, che ti restano dentro per tutta la vita, ma anche persone piene di pregiudizi. Eppure la terra che l’ha cresciuta dalle sue descrizioni appare un luogo forse come tanti altri, sì, ma che acquista un’immensa importanza personale. E quella Zippy anticonformista e ribelle nient’altro è che lei: una bambina che parla come un’adulta e spesso dimostra più intelligenza dei personaggi che la circondano, che cresce ascoltando dischi di ottima qualità e divora libri di ogni genere. Una bambina che crescendo diventa un’adulta in grado di scrivere di una vita apparentemente normale e renderla uno splendore.

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