Nikita

Nikita
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La discoteca è quasi vuota quando arriva Coliandro, col suo piglio da duro da novello Callaghan. In realtà non dovrebbe nemmeno starci in quel posto: non fa parte della Squadra Mobile, sta all’Ufficio Passaporti da quando ha fatto quel casino tremendo con un carabiniere sotto copertura che aveva scambiato per uno spacciatore, un’indagine di sei mesi mandata a monte e il questore che se la prende giustamente con lui e lo tiene quanto più possibile lontano dalle questioni scottanti. Così Coliandro finisce nelle retrovie, ma a quanto pare riesce senza difficoltà a cacciarsi nei guai e a trovarsi coinvolto in casi delicatissimi. A guidarlo è la voglia di conquistare finalmente le simpatie e la stima dei colleghi, per poter tornare nella Mobile e mollare quell’ufficio che sente così stretto e opprimente. È così che finisce in discoteca. C’è stata una rissa in cui è stato ucciso un giovane punk, Aldini Domenico, anni diciassette. Tutti lo chiamavano Sid perché somigliava in maniera impressionante a Sid Vicious, il bassista dei Sex Pistols. Non si sa da dove cominciare, se dipendesse da Coliandro sbatterebbe dentro quasi tutti gli avventori di quel postaccio disgraziato, ma dei testimoni dicono che sono stati due naziskin con la testa rasata a fare secco Sid, che invece era un redskin. Proprio mentre interroga i presenti, Coliandro conosce Nikita – si chiama Simona, ma tutti la chiamano Nikita, come quella del film – e quella punk con le calze a rete bucate, gli anfibi e delle gambe splendide cattura la sua attenzione, potrebbe essere di grande aiuto nella caccia ai due assassini, se solo la situazione non fosse molto più complicata di quanto sembra…

Romanzo breve di una cinquantina di pagine, Nikita esce per la prima volta nel 1991 nell’antologia I delitti del Gruppo 13 ed è la prima apparizione nel mondo letterario dell’ispettore Coliandro. Divenuto negli anni un vero e proprio personaggio di culto grazie alla crescente fama di giallista ottenuta da Carlo Lucarelli e alla serie televisiva in cui l’imbranato poliziotto viene interpretato da Giampaolo Morelli, Coliandro appare già ben tratteggiato nei suoi caratteri distintivi: il rapporto conflittuale coi colleghi, la convinzione di essere odiato e perseguitato dal questore, la passione inguaribile e sfrontata per le donne, la fissazione per i polizieschi e i western interpretati da Clint Eastwood e un particolare gusto nel citare battute a effetto. Le vicende si svolgono in maniera rocambolesca, quasi casuale, come casualmente Coliandro incappa in un intrigo più grande di lui che coinvolge addirittura delle sanguinarie cosche catanesi. Tutto quello che ha a che fare con l’ispettore diventa grottesco. Coliandro palesa da subito anche tutta la sua inadeguatezza al ruolo che dovrebbe ricoprire, e nello svolgimento delle sue normali funzioni si allontana senza troppe remore dalla morale e dal codice di regole che ci si aspetterebbe seguisse. È un poliziotto sceriffo, che va ben oltre i limiti del consentito. Si può dire che l’allora giovanissimo Lucarelli sia stato un precursore, perché questo genere di personaggio dagli anni Novanta a oggi, con gli altrettanto fortunati Montalbano e Schiavone nati dalle penne di Camilleri e Manzini, è sempre più sulla cresta dell’onda, e il pubblico italiano mostra di gradire moltissimo queste fortunate saghe, sempre complice il lavoro di qualità estrema delle omonime fiction che ne sono state tratte.



 

 

 

 
 
 
 

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