Nina

Nina
Spadroneggia su tutti, Jacopo degli Armenti, e in quella desolata terra calabrese fa valere il suo potere con coltelli e sangue. Usa la violenza dei suoi uomini per ottenere ciò che ha in mente, a dispetto della dignità della vita e delle persone. Lo fa anche con lei, con Nina, che ha sposato comprandola come merce di scambio per cancellare dei debiti terrieri contratti dalla famiglia. La tiene reclusa in casa e niente le è concesso, fino a quel giorno, il giorno in cui Nina ha imparato a prendersi qualche cosa per sé. Il giorno di quell’aspettato incontro con l’ufficiale venuto da lontano: un medico, un sovversivo, che non lesina le cure anche ai reduci nelle condizioni più disperate. Affonda il suo bisturi nelle carni, come se potesse portare via tutto il male, anche quell’odio dei padroni e sostituirlo con l’amore che riceve dalla gente e da lei. Perché Nina non può resistere a quella passione travolgente; sa di rischiare la pelle, ma in mezzo a quella sventura, le tornano in mente le parole dell’amata zia Nerina: “Niné, l’amore è una benedizione, sempre, anche quando ti ammazza”…
Difficili i luoghi – un piccolo paesino calabrese lontano dagli occhi del mondo e della legge -; aspri i tempi – gli anni tra la guerra di Libia e il primo conflitto mondiale –; ruvide le personalità dei personaggi – ribelli che scaldano gli animi alla volontà di giustizia, reduci offesi nel corpo e nello spirito dalle atrocità dei conflitti, usurpatori di anime e vite, lottatori passionali e idealisti. È questo lo scenario in cui Marisa Fasanella ambienta il suo romanzo: breve, intenso, forte come un atto chirurgico che incide la carne e asporta il bubbone. Mettendo in luce, con toni puntuali e schietti, i contorni di un mondo arcaico e di leggi primordiali in cui domina l’aggressività di esistenze cresciute nei soprusi, dove si respirano conquiste che hanno in bocca il sale dell’angheria e dell’ingiusto potere, lasciando ferite più piagate dalla sofferenza dell’anima che della carne. Ma da quel bisturi e da quella forza e precisione cesellante, inaspettato antagonista, sgorga un sangue di sentimenti e passioni: puri ed essenziali, nati dalla sincerità della carne, ribelli a ogni limite che sa di prigionia di spazi, tempi, luoghi, doveri, di fuga all’autorità. Un sangue, quello della passione, che risana perfino l’ancestralità. È il romanzo di un’epoca, eppure, paradossalmente in esso ancora si riflettono aspetti del ‘moderno’ sud del Paese: nulla cambia e tutto si ripete.

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