Nina la poliziotta dilettante

Un’amabile notte settembrina avvolge la città, mentre una figura dal fisico slanciato ed elegante si aggira per le strade. Sono le undici passate, di viandanti non se ne vedono e l’uomo camminando indisturbato giunge all’angolo della Strada di Orbassano fermandosi, dopo circa trenta passi, davanti a un’abitazione. Il giovane guarda quella casa semplice e alquanto modesta, con una finestra illuminata, che nulla ha a che vedere con le splendide palazzine che ormai fioriscono nella bella Torino. La casa, infatti, si trova in una zona che non può certo definirsi delle migliori. Poche e povere le abitazioni che ne riempiono le vie e soprattutto circondate da ritrovi alquanto ambigui: delle vere e proprie bettole, locali frequentati da gente discutibile se non veri e propri furfanti. Raramente si aggirano personaggi per bene, ma l’uomo non teme nulla e nessuno e dopo un attimo di esitazione, estrae una chiave dalla tasca e apre la porta di quella casa, richiudendola alle sue spalle. Al rumore dei passi sulle scale, una giovane popolana si sporge dal pianerottolo ed esprime tutta la sua felicità nel vedere il giovane Carlo. La donna ha temuto che non arrivasse, che l’avesse in qualche modo dimenticata. Carlo si scusa, dicendo di essere sicuro che la sua Nina l’avrebbe perdonato. I due innamorati entrano nella stanza e mentre la ragazza si affretta a chiudere tutte le porte, il giovane si guarda intorno non celando la propria soddisfazione. Una casetta modesta, ma molto accogliente quella di Nina. Il profumo di fresco e di pulito è inebriante e quasi tangibile, la coperta bianca e il tappeto sono frutto del lavoro della giovane, la stoffa azzurra con mazzi di rose che ricopre divano e sedie, dona all’ambiente un’allegria e un romanticismo singolare. Nina è bellissima con i suoi capelli neri e ondulati e la sua bocca così desiderabile. Alta e sinuosa la sua figura, con uno sguardo avvolgente dato da due meravigliosi occhi azzurri. Carlo, dal canto suo, non è da meno: figura slanciata, biondo, baffi lunghi, sorriso ammaliante. Ferve il giovane, non vede l’ora di comunicare a Nina, che sua zia ha finalmente acconsentito a conoscerla e che il giorno dopo sarebbe andata a trovarla. Questo è quello che dice alla ragazza, colmo di amore e di gioia. Nina lo ascolta attenta, poi sgrana gli occhi e impallidisce…

Un amore forte e potente quello tra il Conte Carlo Sveglia e la bella operaia Nina Palma. Un amore che fiorisce, ma che viene brutalmente interrotto dalla morte del giovane, assassinato sotto casa della ragazza. Ingiustamente accusata del delitto, Nina finisce in carcere con il suo amico Martino Vigna, per essere poi scagionata e quindi liberata poco tempo dopo. Una volta dimostrata la sua innocenza e quella di Martino, Nina si trasforma in una vera e propria detective, conducendo le indagini in solitaria e focalizzando la sua attenzione sulla zia del fidanzato, la contessa Eugenia Sveglia, contraria all’unione dei due giovani di estrazione sociale così differente. Nina la poliziotta dilettante, pubblicato da Salani per la prima volta nel 1909, porta la firma di Carolina Invernizio, che può ad oggi essere definita l’antesignana del romanzo giallo italiano, se non, per certi aspetti, di quello poliziesco. Ancora una volta protagonista del suo racconto è una donna forte ed energica, che non si abbatte di fronte alle disgrazie, che cade e si rialza, sempre combattiva. L’ultima edizione del romanzo, pubblicata da Rina Edizioni, rientra nel progetto della casa editrice di dar voce alle scrittrici del passato cadute nell’oblio e far arrivare il loro messaggio spesso coraggioso e a volte drammaticamente attuale. L’edizione è impreziosita dalla prefazione a opera di Alessia Gazzola, che narra di una Invernizio molto attiva e prolifica scrittrice: sembra che l’autrice scrivesse diversi libri contemporaneamente e che chiedesse l’aiuto di sua sorella per tenere la conta dei personaggi, in maniera tale da non confonderne ruoli e storia. La critica dell’epoca purtroppo le ha dato contro, tanto da essere definita da Antonio Gramsci “un’onesta gallina della nostra letteratura popolare” e questo è solo uno dei commenti poco illustri nei suoi confronti. Bisogna effettivamente ammettere che lo stile della Invernizio non può certo essere definito elegante e sinuoso. La sua scrittura non conosce mezze misure, investe il lettore e spiattella i fatti in maniera diretta se pur semplice, ma forse proprio per questo ancora più apprezzabile. In Nina la poliziotta dilettante, la Invernizio crea un vero e proprio intreccio tra quello che è lo stile del romanzo d’appendice, carico di sentimenti e di vive sensazioni e il genere poliziesco. Nina è un’investigatrice fai da te, ma questo non esclude il fatto che possa essere definita la protagonista di un romanzo giallo. Una lettura fluida e coinvolgente, opera di una scrittrice che per la sua epoca può senz’altro dirsi innovativa. Nina stessa è l’emblema del rinnovamento: una donna che nel 1909 decide di vivere da sola, che vive un amore segreto e che si trasforma in detective, prendendo il coraggio a quattro mani e lo fa solo per il suo affetto perduto, che le è stato così violentemente strappato. Nonostante “il linguaggio arcaico e un po’ grezzo”, come la stessa Gazzola lo definisce, Nina la poliziotta dilettante è una lettura piacevole e carica di significato e soprattutto un romanzo che permette di scoprire o riscoprire una scrittrice d’altri tempi, sempre attuale, definita da Silvio Raffo, che ha curato la postfazione del romanzo, “la casalinga di Voghera, madrina del thriller italiano”.

 


 

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