Nina sente

Nina sente

Nina da qualche mese ha rilevato la licenza del padre che non è più in grado di guidare a causa di una demenza senile che lo porta a dimenticare sempre più spesso le cose. Si ritrova così a fare l’autista, servizio NCC (Noleggio Con Conducente). Grazie al suo amico Guido (che ci lavora) ha acquisito un cliente importante, la Banca Sempre, e nei giorni stabiliti si ritrova a portare per Milano (ma non solo) i top manager dell’istituto di credito che in questo periodo è preso d’assalto dall’offerta di una banca cinese che fa tremare i vetri dello stabile dove tutti lavorano. Grazie a questi “passaggi” ai manager, conosce anche Sabina Bauer e, su suo invito, il giovedì all’ora di pranzo si ritrova nella sala grande al quarto piano della banca per fare la lezione gratuita di yoga con Ylenia, un’altra dipendente di Banca Sempre. Per Nina è difficile conciliare tutto, perché ha anche un figlio, Davide, un adolescente di 14 anni che pur se adora sua madre, ha i suoi segreti, compreso il fatto che spesso non va a scuola. La donna viene chiamata dall’insegnante di italiano che le dà però anche la soddisfazione di sapere che suo figlio scrive dei bellissimi temi su di lei. E poi c’è il problema dei soldi che non bastano mai, tanto che si iscrive a Uber, un servizio del tutto simile al taxi, con prenotazioni via app sul cellulare. Dopo i primi piacevoli clienti, incontra il solito cafone che non solo si agita perché a guidare è una donna, ma addirittura accende una sigaretta e la aggredisce verbalmente, al punto che lei lo fa scendere nel bel mezzo della Statale 36, rimediandosi una denuncia...

Ironico, divertente, coinvolgente. È facile prendere le parti di Nina, che sembra essere sempre attaccata su tutti i fronti, dai soldi che non sono mai abbastanza a un ex, il padre di suo figlio, che le addossa tutte le colpe della fine della loro storia, sostenendo di essere stato nel giusto quando invece è stato beccato con una amante. Due particolari curiosi che sorprendono e non poco: uno è lo spiccato senso dell’olfatto che rende la protagonista particolarmente sensibile agli odori. Non solo, ma da questi sembra intuire anche personalità e momenti vissuti dai suoi interlocutori. Addirittura a volte gli odori le danno malesseri, nausea, perché prendono forza dai suoi pensieri. Altro particolare, una passione smodata per la dizione: mentre si reca a prendere i clienti, ascolta con molta attenzione regole e pronunce delle parole italiane da un CD, mettendosi in competizione con il padre, barese convinto, su alcuni dei vocaboli di uso comune. Sono due aspetti di Nina che di certo sono lontani dallo svolgimento della storia, incentrato sulla corsa dei cinesi al possesso della banca e sulle informazioni di cui Nina viene a conoscenza proprio trasportando nella sua Mercedes i manager che sono anche strateghi e pronti a contrastare l’evento e buttare all’aria l’assetto societario. E poi non manca un omicidio. C’è da augurarsi che leggendo con avidità questo romanzo-giallo-ironico-saggio-dituttounpo’, con alcune delle regole riportate con attenzione, si possa decidere di cominciare a parlare bene davvero l’italiano, a cominciare da una migliore pronuncia!

LEGGI L’INTERVISTA A CLAUDIA DE LILLO



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