Nino mi chiamo

Nino mi chiamo
Nino abita a Ghilarza, un paesino sardo. Antonio abita i libri di storia. Nino è un bambino gracile e piccolo, che ha pensieri da adulto: vita e politica, amore e pensiero, inseparabili nelle sue riflessioni. Antonio è l’uomo più letto della storia. Nino è assai cagionevole ma è anche tenace e caparbio. Antonio ha lasciato libri e scritti conservati nella casa paterna fino agli anni Cinquanta. Eccolo lì. I suoi capelli scompigliati, gli occhiali, le spalle curve e le gambe troppo magre dicono tutto di lui. Nino non cresce, e la sua vita di bambino si confonde con quella dell’adulto: le arance di Nino diventano presagio di quelle portate in carcere ad Antonio; il cortile della casa di Nino assomiglia sempre più al cortile dell’ora d’aria concessa ad Antonio; i compagni di classe chiamano Nino “secchia” e Antonio si definisce “intellettuale organico”. Nino cresce, cambiano le sue occupazioni e maturano i suoi pensieri fino alla riflessione che lo legherà alla lotta operaia e a Giulia. Ma la sua compagna da sempre resta la solitudine, che ritorna ad ogni tratteggio…
Il disegno è la passione che Luca Paulesu ha in comune con Antonio, oltre al sangue che scorre nelle sue vene. Da questa passione, da questo legame inscindibile ed imprescindibile nasce Nino mi chiamo. Semplici tratti per dire un modo di essere, un modo di pensare. E di pensieri è ricca ogni pagina, ogni vignetta. Quegli stessi pensieri che tutti abbiamo letto e che, ora, vicini a Nino, assumono in pienezza il loro significato. E sebbene sia “solo” una raccolta di disegni, il testo riporta i significati più autentici della storia del nostro Paese e di un pensiero che non muore con la fine del tratto di un pennarello. La prefazione e il prologo lasciano al lettore le coordinate per vivere in profondità il viaggio nella vita di Nino e raccontano l’incontro dell’autore con Gramsci, attraverso i suoi libri, le sue parole, i suoi pensieri, nei racconti di Teresina, sorella di Antonio nonché nonna dell’autore stesso. “Dalla voce di Teresina sentivamo raccontare per la prima volta anche la storia della nostra famiglia (…). Ogni avvenimento allora finiva per concentrarsi intorno alla figura di Nino”. Ogni capitolo è introdotto da un sintetico racconto di stralci di vita di Antonio che fanno da cornice alle vignette che seguono. Nella storia c’è tutta la Sardegna, il riscatto dalla povertà fatto di parole, di pensieri e cultura. I valori dell’autodeterminazione, della famiglia, della solidarietà. La forza della cultura e la passione per la lettura. E c’è molto altro. Lo stile coinvolgente e a tratti divertente, fatto di giochi di parole e di ironia, si alterna a tratti malinconici e ad un vissuto appassionante. Ai disegni si alternano, in un ritmo costante ed incessante, gli scritti originali di Gramsci, interi articoli o citazioni che rendono concreta (altro che fantasiosa!) e preziosa questa biografia. Per qualcuno Gramsci resta un pilastro della storia del nostro Paese e forse risulta troppo lontano. Paulesu, attraverso Nino, lo rende più vicino, più “umano” e ci aiuta a (ri)scoprirlo, stimolando la curiosità e la voglia di approfondire. Ma Nino mi chiamo non è un libro semplice, né semplicistico e richiede al lettore uno sforzo di comprensione profondo, un raccordo tra i fatti storici che fanno da sfondo e cornice. È un graphic novel che può essere letto a diversi livelli (metà fumetto e metà diario, metà disegno e metà biografia), e certamente riempie, soddisfa e appaga sempre. Perché è un libro onesto, sincero, essenziale. Semplicemente incantevole.

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