No hero

No hero

Washington. Un ragazzo indossa una maglietta con davanti uno scheletro in muta che striscia su una spiaggia, impugnando una m-16 e un pugnale. Una maglia dei Navy SEAL. Quel ragazzo viene da lontano, da Wrangell, un piccolo paese dell’Alaska. E ora si trova nella capitale per assistere ad una conferenza in cui un SEAL deve parlare della sua esperienza. Alcuni anni dopo, quel ragazzo sta partecipando ad un addestramento nella sua Alaska. Ha appena terminato il BUD/S, il difficilissimo corso d’addestramento delle reclute. Ora è un SEAL e il sogno di una vita si è finalmente realizzato. Quel ragazzo ora è un uomo e, dopo alcune missioni in Iraq, verrà mandato in Afghanistan per la lotta al terrorismo intrapresa dagli Stati Uniti. E agli inizi del maggio del 2011, quell’uomo partecipa all’operazione “Lancia di Nettuno”, culminata con l’uccisione dell’uomo che per anni ha spaventato l’occidente: Osama Bin Laden…

Fonte d’ispirazione per romanzi e film, quella del Navy SEAL è una figura che ha avuto la definitiva consacrazione pubblica con il romanzoAmerican Sniper e, soprattutto, con l’omonima pellicola di Clint Eastwood. Allo stesso filone appartiene No hero, biografia romanzata di Mark Owen, pseudonimo dietro il quale si cela l’identità di un capo di terza classe che ha partecipato da protagonista alle operazioni che hanno messo fine all’esistenza di Bin Laden. Un romanzo che racconta la dura realtà della guerra, dei conflitti a fuoco, della paura, del rapporto con i commilitoni, veri e propri fratelli uniti dal valore e dall’attaccamento alla patria. Ma ogni storia ha il suo rovescio della medaglia e, dopo circa quindici anni di servizio, il protagonista ha dovuto fare i conti con il disturbo da stress post-traumatico, con il ritorno alla vita civile e con le difficoltà trovate nello smettere di essere un soldato e tornare semplicemente uomo, in una sorta di percorso inverso di formazione. Rispetto ad American Sniper, le pagine di No hero entrano maggiormente nei meccanismi di uno dei corpi speciali più importanti del mondo, raccontandone dinamiche, luci e ombre. Ma il valore di entrambi risiede nell’essere voce di una realtà che ci sembra lontana anni luce; testimoni privilegiati dei conflitti che hanno insanguinato il mondo negli ultimi anni. Completa il romanzo un contributo fotografico a cui gli appassionati del genere non possono, e non devono, assolutamente rinunciare.



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