No place to hide

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Dalla stanza di un albergo di Hong Kong Edward Snowden, esperto informatico che ha lavorato per la CIA e per la National Security Agency, è pronto a rendere noto al mondo il più grosso scandalo sul programma top secret di sorveglianza di massa della storia. Usando gli argomenti sulla sicurezza post 11 settembre il governo statunitense si è preso ampie ed illegittime libertà sulla privacy di comuni cittadini e su intere popolazioni straniere controllando ogni forma di telecomunicazione (telefoni, cellulari, mail, traffico web, social network) con l’avallo dei corpi di intelligence dei cosiddetti “five eyes” - Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Australia, Canada, Stati Uniti - e degli “Alleati di livello B” tra cui l’Italia. Il Datagate, come è stata battezzata l’inchiesta dal giornalista Glenn Greenwald e dalla documentarista Laura Poitrais che Snowden ha scelto come interlocutori, ha scosso le fondamenta del potere ed ha rimesso in discussione la protezione della sfera privata di ogni essere umano. Siamo tutti sorvegliati. E non lo sappiamo …
Spiare e controllare i cittadini è un vecchio strumento di intelligence, ma la portata del Datagate non è minimamente paragonabile, per dire, all’attività della Stasi nella Germania dell’Est che, a conti fatti, era tanto rudimentale quanto origliare in casa del vicino con un fonendoscopio. La NSA ha alzato il livello: ha spiato cittadini, capi di Stato, funzionari di ministeri cruciali, organizzazioni internazionali; ha forzato sistemi, assoggettato social network e motori di ricerca, usato droni perché niente le sfuggisse. Ha incarnato quel Grande Fratello narrato da George Orwell in 1984 in grado di tenere sotto controllo la sfera privata degli individui; il panopticon di Jeremy Bentham per osservare non osservati sfruttando tutto il potenziale delle nuovissime tecnologie in campo informatico e cybernetico. Greenwald ha avuto il coraggio di portare sul “Guardian”, una delle più importanti e prestigiose testate giornalistiche internazionali, non soltanto lo scandalo in sé, ma anche il mondo marcio che sta dietro i mass media statunitensi, assoggettati alle logiche di potere e concentrati a stigmatizzare Snowden come una mente disturbata, un paranoico narcisista. Sembra di leggere una spy-story uscita dalla fervida immaginazione di Le Carré, ma la fantasia evapora subito: è tutto vero. Greenwald serra il ritmo della narrazione senza pause, con rabbia e col duplice scopo di rendere onore ad un giornalismo deontologicamente etico, non asservito e raccontare la verità ai cittadini che debbono conoscere ciò che si compie alle loro spalle e a danno dei loro diritti civili.

 

 

 

 
 
 
 
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