Noi che gridammo al vento

Noi che gridammo al vento

Piana degli Albanesi e Portella della Ginestra. Aprile 1980. Stella Cucchi viene inviata nelle terre della sua infanzia. Era nella vallata fra i monti Kumeta e Pelavet l’1 maggio 1947 quando si compì la famigerata strage di lavoratori e famiglie: ha perso i genitori, è stata portata in salvo, poi adottata a Milano. Ora continua ad avere gli incubi di notte, vive a Basilea con Dani, in apparenza lavora per un’impresa di costruzioni. Arriva e trova chi se la ricorda bene: la vedova Eva, l’amica Ditria, l’alto bel tuttofare Vito ricominciano a chiamarla Nina. Contemporaneamente, giunge a Palermo da New York mister George Koocky, ‘u miricanu. Per muoversi gli hanno mandato una vettura blindata guidata dalla bella Francesca Ceschina Dirusso, armata scattante silenziosa. È in corso una trattativa fra i boss (in guerra fra loro) per recuperare il materiale esplosivo del vecchio patto fra Stato e mafia che aveva indotto Salvatore Giuliano a mitragliare inermi festosi siciliani felici per la vittoria delle sinistre PCI-PSI nelle elezioni regionali del 20 aprile 1947. Anche governanti, politici e servizi (più o meno deviati) seguono la vicenda…

Il grande Loriano Macchiavelli (Bologna, 1934), autorevole decano dei giallisti italiani, fa ancora centro. Narra in terza varia, con felici incursioni in arbëresh; accanto ai personaggi c’è lo struggente novantenne Omero che dialoga al presente con il Professore su ricostruzioni e intrighi. Il titolo richiama il dolore che si grida inutilmente di fronte a ingiustizie sociali e persecuzioni violente, prima e dopo la strage di Portella, nella lunga strategia della tensione che ha insanguinato l’Italia. Non a caso il romanzo termina nei minuti dell’esplosione alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, con le parole della poesia di Roversi: “non mi voglio rassegnare”. Poco prima c’è l’aereo abbattuto a Ustica. La lettura è impregnata di sentimenti, foto, visioni, odori, sapori, colori (l’azulene), impressi attraverso acuta ricerca sul campo: Macchiavelli pensava di scriverci sopra almeno dal 1989 e ancora a primavera 2014 il manoscritto era lì. Acquisiamo meglio molte conoscenze storiche, seguiamo un’intensa vicenda non solo criminale, apprezziamo uno stile fresco ed esperto. L’immancabile vino è il Nero d’Avola. Guttuso in copertina. Guccini appare come cantante e poeta, si ascolta pure Blue Moon.



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