Noi, i salvati

Noi, i salvati
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La famiglia Kurc abita a Radom, in Polonia, da generazioni. Sol e Nechuma sono i capostipiti, le solide radici di un albero che ha visto sbocciare cinque splendidi germogli: i loro figli. Ci sono Genek, Mila che ha a sua volta una bambina di 4 mesi, Jakob, Halina e Addy, che per motivi di lavoro risiede a Tolosa. Se poi, come succede sempre a Pasqua, ai figli si aggiungono i rispettivi compagni e compagne, ecco che i Kurc diventano una famiglia allargata, ma compatta, che mette sempre al primo posto l’amore reciproco e il rispetto delle tradizioni. I festeggiamenti per la Pasqua del 1939 però sono meno spensierati dei precedenti. Ci sono notizie di svastiche dipinte sui muri, di vetrine in frantumi nei quartieri ebraici e corre voce che Hitler stia da tempo spingendo la Germania ad una folle corsa agli armamenti. Possibile che queste siano solo chiacchiere ingigantite dal passaparola? Ma se così fosse, perché proprio quest’anno ad Addy, nel tentativo di ricongiungersi alla famiglia per celebrare la Pasqua, sono stati negati i documenti necessari per il rientro in Polonia? C’è una dicitura sul suo passaporto che sembra essere la fonte dei problemi, proprio accanto alla voce “religione”: żyd, che in polacco sta per żydowska, “ebraica”. Sembra impossibile, ma sarà proprio quella parola a fare di Addy, della sua famiglia e di milioni di altri ebrei un bersaglio del brutale odio nazista e a precipitare i Kurc in un’odissea che sembra destinata a non avere un lieto fine...

Ѐ sempre difficile esprimere un giudizio oggettivo su libri che raccontano storie realmente accadute, specialmente se legate agli avvenimenti tragici della Shoah. L’autrice americana Georgia Hunter scopre solo all’età di 15 anni di discendere da una famiglia ebrea polacca sopravvissuta all’Olocausto. Si appassiona così tanto al racconto di come il nonno Addy e il resto dei Kurc sono scampati al genocidio da decidere, qualche anno dopo, di partire armata di taccuino e registratore per intervistare tutti i restanti componenti della famiglia sparsi per il globo. Un’impresa che è stata documentata sul suo blog personale, in cui si può accedere ad approfondimenti sui protagonisti e toccanti foto dell’epoca. Il risultato è una narrazione corale minuziosa, che denota anche l’approfondita ricerca storica intrapresa dall’autrice; diviso in tre parti, il romanzo dà ciclicamente voce a tutti i membri della famiglia Kurc che a ben ragione possono considerarsi “i salvati”. Tenere i fili di un progetto così ambizioso è tuttavia un’impresa non da poco ed è proprio nella forma più che nel contenuto che la Hunter rivela i suoi limiti di autrice emergente. Il più evidente è la caratterizzazione dei personaggi che, proprio perché basati su persone vere, mancano invece di quella complessità umana che li dovrebbe rendere unici e sfaccettati. Vengono spesi capitoli interi descrivendo al lettore come si sentono i protagonisti invece che dimostrandolo attraverso azioni e dialoghi, con il risultato che i Kurc si assomigliano un po’ tutti e non ne conosciamo nessuno intimamente. Anche con i suoi limiti stilistici Noi, i salvati è comunque una storia che andava raccontata e siamo grati a Georgia Hunter per essere stata la portavoce della sua incredibile famiglia.



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