Noi, lo giuro

Noi, lo giuro

Marta si guarda allo specchio e vede una ragazzina molto bassa, molto piatta, molto magra, molto anonima, molto timida, molto spaesata dal trasloco a cinquecento chilometri da suo padre deciso da una madre che ha appena avuto una promozione a primario e probabilmente sta ricostruendosi una vita senza avere il coraggio di dirglielo apertamente. Marta ha uno straordinario talento a trasporre in immagini le emozioni, ma, non se ne rende conto, lei è convinta di applicare delle tecniche. Marta vomita quando è molto nervosa, ed è nervosa molto spesso. Marta è spesso in ritardo e fatalmente le accade anche il primo giorno nella nuova scuola. Entra in classe quando l’ora di matematica, la materia che detesta più di tutte, è appena iniziata e la prof sta distribuendo la verifica che la invita a fare insieme agli altri. Per fortuna l’unico posto libero è in ultima fila, per fortuna è accanto a una ragazza bellissima, sorridente, il cui sguardo si accende come carbone quando sorride; per fortuna la ragazza dalla pelle d’ambra è un genio in matematica e inclina il foglio proprio al momento giusto. Ana è bellissima, colorata come un uccello del paradiso, allegra e gentile, accogliente e rassicurante, straordinariamente determinata e sicura di sé e parla solo al suo diario, come Marta parla solo al proprio specchio. La loro amicizia inizia di colpo, per una sorta di complementarietà annusata. Quello che Marta scoprirà con l’andare dei giorni è che la sicurezza di Ana le deriva da un trauma del passato e dai muri contro cui va a sbattere ogni giorno, perché Ana è bellissima oltre che estremamente intelligente, tutte caratteristiche che il mondo non ti perdona facilmente se sei una Sinta. Ana vive in un camper con una famiglia fantastica, Marta vive in un appartamento che sa ancora di nuovo con una madre che non è per niente male. Entrambe hanno padri che le adorano ed entrambe sono innamorate di ragazzi apparentemente irraggiungibili…

Yuri Leoncini con Noi, lo giuro, compie una nuova incursione nel mondo degli adolescenti, indagando questa volta stati d’animo, emozioni e pensieri dell’altra metà della luna. Ana e Marta sono una sorta di contrappunto alla durezza di Francesco e Luca, i protagonisti di Io come Pinocchio e la loro amicizia fiorisce improvvisa e inattesa come una pianta ai bordi dell’autostrada, forte e resistente come le margherite selvatiche con cui Ana adorna la roulotte. È un’adolescenza normale quella vissuta dalle due ragazze, stranamente somigliante a quelle che abbiamo vissuto noi, distante dal crudele vuoto siderale che abita gli occhi di molti loro coetanei protagonisti della narrazione adulta dei teenager. Le protagoniste hanno anime spaventate di espandersi ed esplorare tutte le proprie potenzialità, nei loro occhi abitano universi ricchi e variegati. Ciascuno dei protagonisti ha talenti e qualità immediatamente visibili agli occhi degli altri, anche, se forse non riconoscibili ai propri. La spregiudicatezza di Ana, la sua forse solo ostentata non curanza dei giudizi altrui, è il carburante che alimenta la progressiva acquisizione di sicurezza di Marta, ma nessuna delle due è una monade isolata dalla propria famiglia o dal gruppo dei pari. Ana, Marta, Paolo, Leonardo camminano come tutti gli adolescenti su corde tese in alto su una realtà che per loro è piccola, distante e parla una lingua non interessante; stanno in equilibrio precario, attenti a non sfiorare troppo spesso le corde degli altri, ma, per quanto soffrano, non perdono mai di vista la rete che ne attutirà la caduta, se necessario. Sanno che rimbalzeranno sulla brutalità del mondo grazie a una rete di protezione costituita da fratelli, sorelle, amici, genitori, preziosissime insegnanti pronte a sfidare lancia in resta i mulini a vento insieme a loro e per loro. Un libro che racconta angosce ma pieno di sorrisi, di ottimismo, di bellissime illustrazioni, che vanno dai disegni di alcune dotatissime ragazzine alle foto di una fotografa professionista; un libro che piacerà molto al pubblico che descrive, ma la cui lettura dovrebbe essere quasi obbligatoria per gli adulti che siamo diventati.



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