Nome al tavolo Blackjack

Nome al tavolo Blackjack
Blackjack non è solo il nome di un gioco di carte, ma anche il soprannome di uno dei giocatori più conosciuti nei casinò di tutta Europa. Blackjack è un professionista: non uno di quegli sprovveduti della domenica che si giocano lo stipendio alla roulette o alle slot machine, ma uno che sa usare il cervello, calcola rischi e probabilità, vince e perde milioni come fossero noccioline, senza batter ciglio. Perché il segreto per vincere è non aver paura di perdere. E Blackjack è uno che non ha nulla da perdere:  non ha famiglia, la madre lo ha abbandonato da bambino, il fratello è il classico “bravo ragazzo” con un lavoro rispettabile, il padre un inguaribile nostalgico del suo passato da militante comunista, al tempo in cui le ideologie avevano ancora un senso. Blackjack si è lasciato alle spalle tutto, compresa un’infanzia da bambino insicuro e timido che aveva paura del buio, e adesso solca con sicurezza acque dove ben pochi hanno il coraggio di avventurarsi. I finanziatori lo cercano, le donne se lo contendono, ma per lui è tutto un gioco al rialzo, fino all’incontro con la donna della vita, che rischia di fargli perdere la testa e la freddezza al tavolo da gioco. Ma Blackjack non ha paura, non è tipo da tirarsi indietro perché “Barare è lavoro. Solo il rischio è libertà”. E con questa donna ha davvero intenzione di rischiare il tutto per tutto…
Nome al tavolo Blackjack è una lettura veloce e intrigante, che ti cattura come un giallo e ti tiene sulle spine come un thriller, di cui reitera il ritmo e i colpi di scena, senza trascurare l’attenzione ai dettagli. Anzi, è proprio la dovizia di dettagli che colpisce, la precisione con cui viene raccontata una partita a poker o a blackjack senza annoiare, contribuendo invece a costruire uno scenario capace di ingannare persino un giocatore professionista. Una volta pagato il tributo alla verosimiglianza, una volta reso omaggio a tutti gli stilemi del genere (dalla femme fatale al mafioso, dal duro con il cuore tenero all’uomo d’affari senza scrupoli) in modo squisitamente personale, Binaghi svela, attraverso la metafora del gioco, la sua visione della vita, in cui solo chi rischia ottiene ciò che vuole, solo chi ha il coraggio di uscire dagli schemi può dirsi davvero un uomo libero, capace di prendere in giro anche il destino fino a quando ha una carta buona da giocare. Su questo, probabilmente, voleva farci riflettere Valter Binaghi con il romanzo, prima di giocare la sua ultima mano. 

 

 

 

 
 
 
 
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