Non-A

Non-A
Gilbert Gosseyn è venuto da lontano per le selezioni, come tutta la gente che affolla l'albergo. Ha affrontato un grave lutto Gilbert, ha dovuto mettere da parte il dolore e prepararsi a lungo per l'esame. E finalmente ci siamo. Presto dovrà recarsi alla macchina, sedersi proprio di fronte alla consolle, lasciarsi identificare dai complessi sensori dell'intelligenza artificiale. Tutto in cambio del paradiso. La comunità perfetta su Venere ha sempre bisogno di nuovi cittadini, nuovi emissari della semantica generale. Lo ha promesso a Patricia, la sua defunta moglie: riuscirà a guadagnarsi l'ammissione a Venere...
Il romanzo, primo capitolo di una trilogia, fu pubblicato a puntate nel 1948. Venne ripubblicato molti anni dopo (1953) in volume unico dopo un'attenta revisione dell'autore che ne semplificò l'intreccio nel tentativo di renderlo più scorrevole alla lettura. L'opera mostra appieno due tratti tipici di Van Vogt: la passione per le trame articolate e di largo respiro, la capacità di tenere il lettore incollato alla pagina. Utilizzando uno stile asciutto ma introspettivo, l'autore manovra l'intreccio come una sorta di giostra colorata. Mette in moto continui colpi di scena che sembrano apparire all'improvviso dal nulla e che spostano il fulcro dell'azione da uno scenario all'altro. Più che un testo scritto, ci appare come un proiettore di futuristiche immagini. Ogni scena è come un set di inquadrature: primi piani, sguardi introspettivi, sequenze lunghe, zoomate. Questa ancora oggi l'impressione di chi legge Non-A o qualsiasi altro romanzo di Van Vogt. Un film in cui azione e soggettive convivono felicemente.

 

 

 
 
 
 
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